Sensi di colpa e senso civico

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L’altro giorno, approfittando di una giornata senza i bimbi, in visita dal papà, ho pensato che una passeggiata mi sarebbe servita per smaltire lo stress della settimana trascorsa barricata in casa.

Mi sono vestita e mi sono avventurata in una delle tante zone verdi che il nostro bellissimo Ticino ci regala. Con rammarico ho trovato un sacco di famiglie a zonzo con i figli, ragazzini abbracciati tra loro, anziani in gruppo per la passeggiata pomeridiana. Ho scelto così di abbandonare il bosco prediligendo le stradine della città, ripercorrendo le vie che da ragazzina mi portavano nei luoghi in cui ci si incontrava tra compagni di scuola.

Camminavo e pensavo a quanto fossi stata egoista nel voler uscire per camminare da sola, a quanti sensi di colpa mi assalissero ogni volta che incrociavo qualcuno. Mi sono allenata quasi ogni giorno per diverso tempo, prima che tutto questo accadesse, non ho mai mancato un sorriso e un “buongiorno” alle persone che incrociavo durante le mie scorribande. Ieri non ho avuto la forza morale di salutare nessuno, forse perché lo smarrimento e il senso di irresponsabilità che ho sentito sono stati troppo grandi.

Ho notato un sacco di uccellini che saltellavano beati nei prati, ho visto tantissimi fiori sbocciati e non calpestati, ho visto i germogli che stanno per schiudersi, ho visto una natura meravigliosa che non vedevo da anni, non perché non la osservassi ma proprio perché tutto questo era sparito. Qualcosa non mi torna e questo non fa che amplificare il mio senso di colpa per l’atto incosciente e irresponsabile di uscire un attimo per svuotare la mente, dal quale è scaturito un infinito senso di inadeguatezza.

Prima della chiusura delle scuole c’era carenza di insegnanti e sono stata chiamata per materie che non hanno nulla a che vedere con quelle che supplisco abitualmente. Il clima era teso, i ragazzi smarriti, lo staff di sede visibilmente preoccupato. Ho scelto di mettermi in gioco comunque, di portare un sorriso ai miei ragazzi e di cercare di tranquillizzarli a distanza di protocollo quando dall’altoparlante la direzione comunicava le disposizioni di sicurezza. Mi sono sentita impotente nel non potergli dare una carezza di conforto.

Ho mandato diversi alunni in segreteria per prendere la temperatura con il termometro e me li sono vista mandare a casa per la tutela della classe. Ho pianto tanto tornando a casa, tuttavia non ho mai rifiutato il mio supporto a un’istituzione in cui credevo e che oggi, a bilancio di poco più di una settimana dalla chiusura, vedo impegnata nel proporre attività ai nostri figli. Ero per non chiudere le scuole, perché sapevo che tenere a casa degli adolescenti non è affatto facile; per me andare a lavorare era importante, perché significava dare un posto sicuro a dei ragazzini che avrebbero impiegato troppo tempo per capire l’emergenza sanitaria. Uscire di casa in questo caso non mi ha causato alcun senso di colpa, nel mio piccolo so di aver contribuito in qualche modo alla salvaguardia delle famiglie degli studenti.

Sono anche piacevolmente colpita da come la sede delle elementari Semine (che frequentano i miei figli) stia continuando la sua missione formativa per i nostri ragazzi. Dalla scuola elementare dei miei bambini, arrivano attività strutturate benissimo e credo che come genitori possiamo essere tutti in grado di portare avanti la didattica proposta. È difficile calarsi nel ruolo dei maestri dalla cucina di casa, dove bisogna gestire una mini multi-classe, ma tutto il materiale arriva perfettamente organizzato. I docenti mandano dei video in cui propongono piccole attività, mandano saluti e i bimbi rispondono a questa disponibilità inviando ai docenti, tramite dei filmati in WhatsApp, i loro lavori finiti. Mi si stringe il cuore nel rendermi conto che il legame che si crea all’interno delle sedi scolastiche è quasi famigliare, è davvero emozionante sapere quanto bene si vogliono allievi e insegnati.

Così oggi mi trovo un po’ “bipolare” nel sentimento di egoismo per la mia camminata e però con l’orgoglio di aver potuto dare il mio contributo alla scuola e ai miei studenti, che peraltro non ho occasione di vivermi perché come supplente non ci trascorro abbastanza tempo.

Intanto i fiori continuano il loro percorso di fioritura, così come i nostri figli continuano la formazione dalle loro scrivanie, lontani da quegli affetti che si sono costruiti da soli a scuola, senza l’influenza di noi famiglie.

“Mi piace un insegnante che ti dà qualcosa da pensare da portare a casa oltre ai consueti compiti.”
(Lily Tomlin)

“Lo scopo della scuola è quello di trasformare gli specchi in finestre.”
(Sydney J. Harris)