Stop alle fabbriche in Lombardia

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La situazione in Italia a causa del coronavirus si fa sempre più difficile, aumentano i contagi e i decessi, soprattutto nelle regioni del nord e in Lombardia in particolare. Uno degli ultimi decreti in ordine di tempo del governo italiano prevede, tra l’altro, lo stop alle attività produttive ad esclusione di quelle essenziali delle filiere alimentari, sanità, trasporti, call center: è proprio cosi? Sì, non so, no.

Intanto le aziende chiamate in causa hanno tempo tre giorni, sino a oggi 25 marzo per chiudere, e poi in base al codice statistico di appartenenza molte ditte continueranno a lavorare ad esempio nel settore chimico, meccanico e tessile: l’aver inserito nelle attività d’impresa da considerare essenziali
una serie di attività di vario genere che di essenziale non hanno nulla, depotenzia il decreto e crea l’effetto di ridurre ai minimi termini il numero delle lavoratrici e dei lavoratori che potranno “rimanere a casa”.

Già sono partiti i primi scioperi dal nord al sud del Paese. I lavoratori metalmeccanici sciopereranno per otto ore mercoledì 25 marzo e i sindacati dei lavoratori bancari minacciano agitazioni perché “i dipendenti del settore, tra i quali si registrano molti casi di positività al coronavirus, non operano in condizioni di sicurezza, senza mascherine, guanti e disinfettanti”.

Nel frattempo anche il governatore lombardo, Attilio Fontana, non trova di meglio che rivolgersi ai cittadini come se fossero dei bambini indisciplinati “se non rispettate le regole con le buone, dovremo utilizzare le cattive”; anche mettere a lettere cubitali in cima palazzo della Regione  #iorestoacasa quando decine di migliaia di cittadini sono costretti ad andare a lavorare in azienda suona davvero come una presa in giro per quelle persone che continuano ad affollare i mezzi pubblici per recarsi al lavoro, non certo per fare shopping.

Non aiutano a far chiarezza i media quando continuano a rivolgersi al popolo italiano come ad un popolo inaffidabile, che ragiona con la pancia; quando continuano a trattarlo in modo denigratorio, quando mettono in onda servizi sguaiati e urlati, quando parlano di supermercati presi d’assalto, quando trattano chi va a correre e fa attività all’aperto nel rispetto delle norme di sicurezza come untori, quando i video con le indicazioni per limitare i contagi sono anticipati e interrotti dalla pubblicità.

In realtà la stragrandissima maggioranza degli italiani si sta comportando correttamente, rispetta le indicazioni, accetta di buongrado le fila per la spesa, nei supermercati non si vedono scaffali depredati; si cercavano 300 medici volontari e si sono presentati in oltre 6.000, le associazioni di volontariato continuano ad assistere anche telefonicamente i cittadini più deboli.

E poi, per favore, basta con il termine “eroe”, gli addetti alla sanità sono innanzitutto lavoratori che stanno facendo un grandissimo sforzo, ma non sono né eroi né missionari. Sono, per l’appunto, lavoratori che si trovano a fronteggiare quest’emergenza in prima linea e come tali devono essere trattati e garantiti: protocolli, dispositivi di sicurezza, turni di lavoro, controlli della salute, … e come loro anche gli addetti dei supermercati, quelli addetti alla raccolta dei rifiuti e tanti altri. Il termine eroe rimanda a un sacrificio individuale e gratuito, ammantare di eroismo il lavoro significa nascondere le vere ragioni che hanno portato ad esempio al disastro della sanità lombarda, al regalo fatto con la privatizzazione, alle tangenti che l’hanno accompagnata.

Non sono certo eroi i lavoratori che, pur occupati in servizi non essenziali, sono costretti a continuare a lavorare. Certo, dice Boccia, presidente di Confindustria: “Perderemo 100 miliardi al mese, non capisco le ragioni dei sindacati. Sciopero generale? Onestamente non capisco su cosa.”. Beh, lui è il rappresentante degli industriali ma il governo e la regione, non dovrebbero tutelare la salute e gli interessi dei cittadini? Bisogna fermare il lavoro nelle fabbriche, chi vuole aderire all’appello rivolto alle istituzioni, al governo e in primo luogo al Presidente della Regione Lombardia, può far riferimento al Manifesto: 

https://ilmanifesto.it/fermare-le-fabbriche-a-partire-dalla-lombardia/

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