Un mondo di capitan Schettino

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Abbiamo assistito a faide inimmaginabili fino a poco tempo fa. Anche interpartitiche. Non c’è più una filosofia che regga, un’ideologia che abbia, in qualche modo, una sua corrente interna che mette d’accordo tutte le persone.

Assistiamo così, e non è un giudizio di valore, a una lotta epocale che non abbiamo visto nemmeno nei più accesi scontri politici degli ultimi anni tra tifoserie avverse. A confrontarsi, trasversalmente tra i vari schieramenti, due grandi scuole di pensiero. Una è quella filogovernativa, legata però più al senso dello Stato, dell’autorità che dirige, nel bene o nel male la direzione di una collettività. Attenersi alle regole aumenta sensibilmente, per costoro, la possibilità di sopravvivenza. 

Dall’altra, e ribadisco senza nessun giudizio di valore, coloro che non si fidano, che hanno una visione individuale della soluzione e vanno un po’ in tutte le direzioni. Costoro sono spesso guidati dal panico e dalla paura. 

Avere paura non è sbagliato, anzi, è doveroso. Proteggersi è naturale e sacrosanto, è però probabilmente dannoso in un momento in cui ci dovrebbe essere coesione. 

Perché l’autorità è il capitano della nave e a quella figura bisognerebbe guardare in un momento di crisi. D’altronde nessuno si metterebbe a disquisire col pilota del proprio aereo sulle azioni da seguire in caso di tempesta o di atterraggio di fortuna.

Alcuni diranno che un pilota è competente. Certo, e i governanti che abbiamo eletto, si rifanno a esperti di queste situazioni, fermo restando che di esperto oggi come oggi, sul Covid-19 non c’è nessuno. E anche la battaglia campale sulla chiusura delle scuole, non cambierà probabilmente il problema, visto che come si immaginava, i giovani e i bambini tolti dalle scuole finiscono per radunarsi nei parchi giochi o nei centri commerciali.

Ma infine non è importante chi ha ragione e chi no. In tutto questo bailamme c’è una cosa che mi infastidisce e mi amareggia. In un momento in cui l’autorità dovrebbe essere da guida, troppo spesso, al posto di capitani coraggiosi, troviamo capitan Schettini. 

E non parlo solo della politica. Tra docenti, dottori, pubblici ufficiali, membri dei media, troviamo purtroppo elementi che invece di rassicurare le persone alimentano le loro paure. Chi dice che il panico è utile al rallentare l’epidemia, non si rende conto che il panico è follia, è incontrollabile e in alcun caso utile e risolvere una crisi. 

Non lo è in un cinema che va a fuoco e non lo è durante un’epidemia. Quando sento della lettera dell’EOC, dell’ordine dei medici o della clinica Moncucco (coi suoi toni esasperati), non riesco a fare a meno di pensare, che discuterne prima con il governo avrebbe portato a soluzioni senza creare disorientamento tra la popolazione. La gente ora oggettivamente non sa più se deve fidarsi di De Rosa, di Denti, della Moncucco o dell’EOC.

Non capire questa semplice verità, vuol dire essere disonesti intellettualmente. E se è accettabile la diffusione virale del panico da parte delle persone comuni, risulta vergognoso se questo panico è invece supportato da testate giornalistiche che terrorizzano per guadagnare click, da medici o da docenti (e non parlo di over 55).

In un momento dove chi ci guida, chi ha un peso autorevole, dovrebbe tranquillizzare, come fa una hostess su un aereo in preda alle turbolenze, vediamo purtroppo troppi capitan Schettino, pronti ad abbandonare la nave alla prima avvisaglia di affondamento.

Per questo il mio plauso alla fine va al nostro governo, a TUTTO il governo ticinese e al medico cantonale, che hanno fatto quello che potevano, con umiltà e spiegandolo bene. Si poteva fare meglio? Certo, si può sempre, ma pensate per un attimo di essere voi, in giacca e cravatta a gestire una crisi del genere discutendo coi virologi della Confederazione. Il governo ha subito ingenerosi attacchi soprattutto da persone che non si prendevano nemmeno la briga di seguire le conferenze stampa, ma andavano avanti a slogan triti e ritriti. Persone convinte di una verità che non è tale per nessuno. Pecche di informazione non sono dovute al governo, ma piuttosto a fughe in avanti di attori che avrebbero dovuto collaborare con esso invece di esprimere il loro disagio sui media. E non è censura, ma semplice buon senso. 

Qualcuno si ricorderà l’orchestra del Titanic, famosa perché suonò fino all’ultimo per mantenere calmi i passeggeri e non farli cedere al panico. L’eroismo di quegli otto musicisti, tutti periti nel naufragio, diventò leggendario. 

Ecco, quello è lo Stato. 

Nel senso più nobile del termine. Sentire il senso di responsabilità e farsene carico, farlo per la collettività, mettendo in secondo piano se stessi. In queste settimane, abbiamo visto brave persone capaci di reggere la pressione: uomini di Stato, insegnanti, operatori dei media, infermieri e dottori. Al contempo abbiamo dovuto confrontarci con la parte peggiore della nostra società, i tanti, troppi capitan Schettino.

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