Aeroporto, cronaca di una morte annunciata

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L’aeroporto è caduto ed è in liquidazione. Tecnicamente è terminata l’attivita e il CDA deve vendere tutti i beni per pagare i creditori. I dipendenti, sempre se ci sono i soldi, dovrebbero essere i primi ad essere pagati, naturalmente solo per eventuali arretrati o periodi di disdetta.

Insomma il virus ha dato il colpo di grazia ad un malato terminale (scusate la pessima metafora). Ovvio che oggi Partito Socialista e Verdi, hanno lo sgradevole ruolo del “ve lo avevamo detto”.

Nessuno ama le cassandre, ma oggettivamente, se si fosse ascoltata la Sinistra, oggi la situazione sarebbe diversa.

Alcuni protagonisti di questa storia, a sinistra, commentano amaramente la questione sui social, chiedendo soprattutto e a gran voce, un piano di salvataggio per i dipendenti dell’aeroscalo.

Martino Rossi, economista:

“Liquidazione LASA. Ci è voluta una pandemia per indurre i dirigenti di LASA a riconoscere, con anni di ritardo, l’irragionevolezza dei loro sconclusionati « progetti di rilancio » dell’aeroporto. Non ho mai sposato tesi del tipo « tanto peggio, tanto meglio ». Mentre Zali e Borradori, al di là delle parole di circostanza, sembrano soddisfatti : hanno evitato una probabile sconfitta nel voto sui referendum contro il finanziamento pubblico dell’aeroporto, e si sono liberati da un problema che non sapevano gestire e dal quale non sapevano come uscire, imprigionati come erano nel mito della « grande città » che non poteva fare a meno di un « grande aeroporto » che la collegasse da sotto casa con il « grande mondo »…”

Cristina Zanini Barzaghi, Municipale PS Lugano:

Barzaghi riporta una sua intervista profetica al CdT di 8 mesi fa:

“Io 5 anni fa avevo detto un po’ provocatoriamente che l’aeroporto era un malato terminale, e per questo ero stata criticata. Devo dire che in effetti ora la situazione è ancora più difficile. Non è piacevole sapere quel che succede dai giornali. Per questo oggi in Municipio abbiamo chiesto a LASA di ricevere più informazioni. (…) Il mio partito è chiaro da tempo: basta a ulteriori investimenti pubblici nell’aeroporto. Soprattutto se lo scalo non riuscirà ad offrire un minimo di voli di linea. Oggi si torna a parlare dell’entrata nell’azionariato dei privati. Se ci sono e sono pronti a investire nello scalo, che lo facciano subito. Non comprendo come mai sia ancora l’ente pubblico a dover ricapitalizzare LASA lasciando che i privati entrino in gioco dopo. È però ora urgente pensare anche ai dipendenti e alla necessità di preparare un eventuale piano sociale.”

I Verdi del Ticino:

I Verdi affidano a un articolo sulla loro pagina web la reazione alla notizia:

“La decisione della Lasa di mettere in liquidazione la società Lugano Airport SA non ci sorprende e non fa che confermare quello che come Verdi abbiamo sempre sostenuto e cioè che un aeroporto regionale con voli di linea a Lugano Agno non ha da tempo più mercato, vista la vicinanza degli aeroporti lombardi e il facile collegamento tramite Alptrasit con l’aeroporto di Zurigo.

Non a caso è fallita Darwin, è fallita Skywork, è fallita Adria, è durata pochi mesi Minoan Air, Zimex è scappata e Swiss… ha saggiamente preso il treno. Gli impiegati di LASA non perdono il lavoro perché cittadini responsabili hanno lanciato il referendum o perché il Coronavirus ha bloccato il traffico aereo e il voto. Lo perdono perché nessuno vuole più effettuare voli di linea da Lugano Airport. 

La crisi del Coronavirus non ha fatto che accelerare questo ineluttabile destino. Cullarsi in un illusorio rilancio è stato poco lungimirante e ha impedito di correre tempestivamente ai ripari almeno con un piano sociale degno di questo nome per il personale della LASA.

Anche se Lugano Airport SA non ha più i mezzi per un piano sociale, riteniamo che, per il semplice fatto che la Città di Lugano e il Cantone ne siano i proprietari, questi due enti pubblici abbiano l’obbligo morale di provvedere al ricollocamento del personale rimasto senza lavoro.”

E il dovere morale c’è, anche perché difficilmente si capirebbe come tutti in politica, dal Consiglio Comunale di Lugano, al parlamento, fossero disposti a scucire milioni per salvare un aeroporto moribondo con la scusa dei posti di lavoro, e ora che lo scalo è virtualmente fallito, dei dipendenti non si sente parlare.

Un piano sociale è possibile, come diceva la sinistra, ricollocando in buona parte in strutture comunali o cantonali i dipendenti. Ora si agisca, non per manovre opportunistiche, ma per aiutare davvero i lavoratori.