Costantini, “una donna normale”. O forse no.

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Una «donna normale»? Proprio no. Ecco il nuovo romanzo di Roberto Costantini, l’autore della premiata trilogia del male.

L’aspetto stilistico che colpisce subito il lettore è l’espressione del pensiero della protagonista: in corsivo, preciso, razionale, in certi frangenti drastico. In una parola: impressionante. Ma perché iniziamo le note librarie sul nuovo romanzo di Roberto Costantini, «Una donna normale», ed. Longanesi, con un simile rilievo ? Perché fin dalle prima pagine si rimane accalappiati, e intrigati.

«Menti solo se è indispensabile. Le bugie portano guai, meglio le omissioni».

«Non parlare mai di cose pericolose, se già le conosci».

Non devi mai spaventare chi è ha già motivo di esserlo, impara dai bravi medici».

«La vera eleganza è la sobrietà».

«Prudenza: ovvero prendere in considerazione tutte le possibilità».

«Se gli oggetti di cui si circonda un uomo sono contraddittori, uno è la realtà e ‘altro è la maschera».

«Troppo indifeso per essere offensivo».

Ecco, bastano queste righe, veri fulmini nel bel mezzo della narrazione, a rendere l’idea del linguaggio di Roberto Costantini. Che in «Una donna normale» racconta la fatica e il fallimento del condurre una doppia vita. Sì, la protagonista è una donna della borghesia d’oggi (marito pubblicitario e scrittore pigramente in aspirazione, figli adolescenti che hanno fatto del litigio la forma del loro volersi bene) con un lavoro in Ufficio ministeriale a Roma. Si chiama Aba e conduce una vista sostanzialmente tranquilla. Una donna normale. Lei però è anche Ice, un’alta funzionaria dei Servizi Segreti Italiani. E questo non lo sa nessuno, nemmeno i suoi famigliari. Riveste un ruolo importante ed è chiamata ad un compito assai arduo: reclutare e gestire gli infiltrati nelle moschee. È così che viene a sapere delle intenzioni di un terrorista che ha un programma inquietante, quello di farsi esplodere in un’occasione affollata, provocando così un’autentica catastrofe. Il romanzo è tutto qui, una spy-story con protagonista una donna e la sua fatica nel portare, tutta sola e contro tutti, due fardelli tra di loro contrapposti: adrenalina da una parte, quiete dall’altra. Ce la farà ? Oppure alla fin fine resteranno solo macerie, sia dal côté professionale che da quello affettivo?

Non lo vogliamo dire. Ci basta aggiungere che il ritmo della narrazione in certi passaggi è forsennato, a tutto vantaggio del lettore, sia chiaro. Che i personaggi sono stilizzati con perizia: l’eroina non ce la si scorderà velocemente, così come i suoi figli adolescenti in esplosione ormonale. Persino il cane ha un suo perché, in quanto drogato al parco da un anonimo attempato lettore (un infiltrato, un collega dei servizi che non può o non vuole farsi riconoscere? Uno spietato avversario?). Trasferimenti improvvisi in Libia (un luogo e una storia sempre presenti nella narrativa dello scrittore romano) e Niger, programmi domiciliari che devono forzatamente cambiare, Per giustificare certi repentini cambiamenti di programma nel mènage domestico, Aba-Ice arriva persino ad inventarsi, agli occhi del marito, un amante che semplicemente non c’è. La «donna normale» del titolo è tutto ma non normale.

Ma poi, e soprattutto, a lasciare l’amaro in bocca è il sottofondo sotteso a tutta la storia. L’inquietante commercio di persone sui barconi provenienti dall’Africa. Non va solo come ci dicono le cronache. E infine il finale che ricalca un po’ i romanzi di appendice, nel senso che resta aperto per cui vi sarà da attendersi uno sviluppo. À suivre, con piacere.

«Una donna normale» di Roberto Costantini, 2020, ed. Longanesi, 2020, pag. 480, Euro 19,90.

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