Covid 19, inferno della rotta balcanica

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Lo scorso 2 aprile, la Corte di giustizia dell’Unione Europea ha sentenziato come “non conformi” ai trattati i muri eretti in Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca per impedire ai profughi di proseguire la loro fuga verso l’Ovest del continente. Ora con la minaccia della pandemia, l’attraversamento della rotta balcanica è più infernale che mai per i migranti che cercano di fuggire dai campi di prigionia e da misure repressive ormai insostenibili.

La Corte di Lussemburgo non ha usato mezzi termini per condannare il comportamento del gruppo di Visegrad, ossia i tre Paesi membri giudicati rei di non avere accettato profughi dall’Italia, ma soprattutto dalla Grecia come previsto dal programma stabilito nel 2015: “Rifiutando di conformarsi al meccanismo di ricollocazione di richiedenti, il gruppo è venuto meno agli obblighi incombenti in forza del diritto dell’Unione” hanno dichiarato i giudici europei.

L’Ungheria di Orban fa degli emuli

Intanto la presidente della Commissione dell’UE Ursula von der Leyden ha promesso che un patto sulle migrazioni è in preparazione e “sarà presentato dopo Pasqua.” Nel frattempo però nell’Ungheria del fascista Viktor Orban, il timore per l’espandersi del Coronavirus, ha provocato una vera e propria caccia ai profughi che preoccupa non poco le organizzazioni umanitarie internazionali che ne hanno denunciato l’autoritarismo. I diktat di Orban fanno purtroppo degli emuli nei dintorni e così a Sarajevo, dal triste passato, ma dall’altrettanto purtroppo corta memoria, da giorni ormai la polizia bosniaca sta confinando i migranti in un centro di detenzione alla periferia della capitale. I profughi vengono bloccati per strada e trasportati per forza in quel lager ed è prevista, proprio in questa settimana, una serie di rastrellamenti analoghi nella zona di Bihac al confine con la Croazia.

“Una decisione inumana che faciliterà l’infezione e i decessi”

Tristi metodi per dei Paesi che circa 25 anni or sono hanno vissuto sulla propria pelle gli orrori della guerra, degli sconfinamenti e delle fughe dalle proprie terre … L’esperienza non insegna ci verrebbe da pensare.

In una recente intervista al portale italiano “Avvenire.it”, Massimo Moratti, vice direttore delle ricerche sull’Europa di Amnesty International ha dichiarato: “Costringere persone, molte delle quali già vulnerabili, a stare in una tendopoli allestita in tutta fretta in una zona remota, senza assicurare forniture adeguate di acqua né di servizi igienico-sanitari e senza garantire spazi per l’auto isolamento o l’accesso a cure mediche è una decisione inumana che faciliterà il rischio di infezioni e di decessi evitabili”. Più di 4000 persone si trovano infatti attualmente nei centri temporanei di accoglienza gestiti dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) mentre altri 3000 circa vivono nascosti come topi in tuguri o case abbandonate, per strada o tra i boschi.

La bimba quasi sepolta viva sotto l’argilla

Chi per nascondersi e sfuggire alle retate ha addirittura rischiato la vita: come una bimba di cinque anni la cui foto ha suscitato scalpore sui social e che si era nascosta sotto un ammasso di fango in un vagone ferroviario carico di argilla bloccato in Croazia, vagone dove è mancato poco che fosse sepolta viva! Gli agenti l’hanno estratta appena in tempo da quelle macerie e con lei hanno salvato i genitori e due fratelli. Immagini terribili che rimarranno per sempre incise a futura memoria per le generazioni a venire …

Le violenze attuali contro i migranti si stanno purtroppo riscontrando lungo tutta la rotta balcanica e sono documentate con foto e testimonianze dirette dai legali dell’Associazione “Border violence Monitor”: lividi, scorticature, ustioni da Taser, quelle pistole elettriche in dotazione agli agenti greci e macedoni. E proprio in Grecia sono ancora ammassati oltre 40mila rifugiati siriani, libici, subsahariani, accampati nelle isole in situazioni di disagio sociale e igienico estremo con la paura che scoppi da un giorno all’altro un focolaio di Covid 19, innescando così una vera catastrofe.

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