Da una crisi all’altra

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Dal clima al virus, andata e ritorno. Mentre globalmente i governi cercano di gestire la crisi sanitaria provocata dalla pandemia da Coronavirus, facendo tutto e il contrario di tutto, la peggior crisi economica di sempre o almeno degli ultimi cent’anni s’affaccia minacciosa, sempre di più, all’orizzonte. Una crisi che, come molti fanno giustamente notare, è figlia della fragilità di un modo di vivere – il nostro – francamente delirante.

Già Tiziano Terzani, in tempi non sospetti, evidenziava il paradosso di una società in cui “l’economia è fatta per costringere tanta gente a lavorare a ritmi spaventosi per produrre cose per lo più inutili, che altri lavorano a ritmi spaventosi per poter comprare.” Uno spavento che si chiama egoismo capitalista, competitività, prodotto interno lordo e altre paroline brutte brutte con le quali si è giustificato, manco fossimo lemmings, il suicidio di massa in atto.

L’emergenza economica, causata dall’aumento esponenziale dei contagi da Covid-19, è ormai evidente a tutti. Meno invece il modo in cui quest’ultima crisi si ripercuoterà sulla questione del surriscaldamento climatico in atto a livello globale. La quarantena ha di sicuro avuto un effetto benefico sulle emissioni di CO2, anche se ciò lo possiamo fin d’ora definire come un mero effetto collaterale, il frutto della paura che ha rinchiuso tra le mura domestiche due terzi della popolazione mondiale. Così, dato che la paura passa e i problemi invece restano, sarebbe bello che a guidarci fossero altri istinti.

Ancora poche settimane fa, l’emergenza climatica, era in cima alla lista delle agende di molti dei parrucconi in plancia di comando un po’ ovunque, a partire dall’Europa, Svizzera inclusa. La “neutralità climatica” è stata la foglia di fico dietro alla quale si son volute nascondere le vergogne e la cattiva coscienza di chi, dal punto di vista economico, ha sempre fatto di tutto per trarre il massimo beneficio fregandosene delle conseguenze. Oppure riproponendo lo stesso identico gioco, la medesima tiritera fin qui sentita con il virus.

Quando i problemi si fanno ingestibili o la soluzione è poco praticabile, si ributta puntualmente la palla nel campo opposto, chiedendo a ognuno di noi un gesto di responsabilità, di fare la nostra parte, di pensare al futuro dei nostri figli, come se un governo non ci fosse o non avesse nessun potere. Il problema del riscaldamento globale non è altro che il rovescio della medaglia del Coronavirus. Il peccato originale è lo stupro della Natura da parte dell’uomo.

Così, il Green Deal che doveva essere il fulcro dei buoni propositi espressi dai vertici della nuova Commissione europea, oggi torna più attuale che mai, ma in un’ottica di redenzione. Di ripartenza su nuove basi e di riscatto. E chi teme il rischio che le politiche a favore del clima possano accusare una battuta d’arresto, non tiene conto che l’innalzamento della temperatura globale di 2 gradi, così come molti scienziati prospettano accadrà nel giro di qualche decennio, è solo uno dei tasselli di un ben più gigantesco problema legato a un malessere, a un malgoverno globale, all’incapacità di agire incisivamente e per il bene di tutti, invece che per l’interesse di pochi.

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