Danimarca, niente soldi ai furbi

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Il virus che imperversa nel mondo, oltre ai morti e ai contagi ha creato anche cose buone, ha fatto sorgere e rimesso in moto concetti che pensavamo sepolti o abbandonati, come una redistribuzione più equa del reddito, un salario di base o anche solo una maggiore attenzione ai lavoratori del settore sanitario.

Tutto d’un colpo, il virus ci ha spiegato che si può.

Che cose che ritenevamo impossibili o improbabili si possono attuare, basta la volontà. Avreste detto che si poteva fermare l’economia in questo modo? Che un sistema che davamo per scontato come la morte e le tasse si sarebbe potuto arrestare immediatamente?

Il nostro pensiero cambia. Accarezzato dalle onde virali, scopre terreni sconosciuti e riporta in auge speranze.

Come in Danimarca, dove il governo guidato dalla socialdemocratica Mette Fredriksen ha deciso di escludere dagli aiuti statali alle aziende quelle che hanno sede in paradisi fiscali. Semplice, pulito. Anche ovvio se ci pensate.

Nel week end appena trascorso, il governo danese ha annunciato di aver prolungato il programma di aiuto alle imprese e ai lavoratori in difficoltà (come da noi in Svizzera).

Il governo ha deciso però, come dicevamo, di escludere una serie di aziende dagli aiuti. A essere penalizzate non saranno solo le aziende che hanno sede in paradisi fiscali, ma anche quelle che hanno comunque versato i dividendi agli azionisti (come UBS da noi) .

Se si vuole si può, ma bisogna essere onesti con se stessi, col Paese e con la gente, e smetterla di proteggere un sistema capitalistico che alle prime avvisaglie di crisi, chiede soldi allo Stato.

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