Decadenza e fine di una gloriosa Repubblica?

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L’emergenza, la necessità costringono l’intera comunità a nuove forme di solidarietà e di aggregazione. Chissà se con l’avanzare dell’ennesima pandemia continentale, le vecchie istituzioni democratiche sapranno ancora rinnovarsi? Nonostante le ritrosie degli ultimi senatori al potere, i traballanti municipi e i consigli comunali si svuoteranno? L’intero Paese cadrà a pezzi, proteso più o meno coscientemente sull’orlo di un abisso senza più vie di scampo? Già vittime di un’irreversibile decrescita economica e sociale, le ingessate gerontosauriche oligarchie borghesi, egoisticamente legate a secolari privilegi di casta, affannosamente artigliate ai loro scranni dorati, perderanno definitivamente il senso del buon gusto a seguito di pantagrueliche abbuffate?

Persi negli ingarbugliati libri contabili, smarriti l’orgoglio e la progettualità dei primordi, gl’incanutiti senatori arrancheranno nella loro ebbrezza senile intorno all’insufficiente seppur lodevole principio della buona e onesta amministrazione (sempre meno “pubblica”)? A mano a mano che l’oscuro morbo della decomposizione cerebrale mieterà le sue vittime, nel silenzio angosciante e tombale dei consigli d’amministrazione ci si preoccuperà di salvare il salvabile. Gli investimenti nel mattone avranno ormai cementificato e asfaltato il territorio, senza più alcun profitto. Le multinazionali se ne saranno andate sbattendo la porta. A nulla varranno i tappeti rossi degli alleggerimenti e delle amnistie fiscali! La cosiddetta liberazione del mercato creerà fame e miseria un po’ ovunque. Gruppi sbandati di manodopera sfruttata, dumperizzata e in preda ai fumi dell’alcool si daranno alla macchia. Le incursioni a mano armata nei supermercati non si conteranno più? Le forze dell’ordine insufficienti e mal pagate. Gli ospedali quasi completamente privatizzati, al soldo d’anonimi intrallazzatori. Le scuole, le università un tempo pubbliche e fiore all’occhiello della Repubblica, decadute vendute violentate da rampanti avventurieri imbarbariti e incolti. I cittadini, o meglio il codazzo delle varie striscianti clientele, annasperanno confusi nei vortici di sette e di movimenti litigiosi e ribelli? Orde banditesche e mafiose premeranno alle frontiere? Il consenso intorno a progetti megalomani e dissennati sarà ignominiosamente crollato.

Discrezione e pudore, senso della misura e onore fatalmente perduti. L’anagrafe e il calo demografico faranno il resto: la gloriosa Repubblica dell’Iperbole canterà ormai il suo insubrico de profundis?

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