Fake news da Coronavirus

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Le bugie avranno pure le gambe e il fiato corto, ma resta il fatto che certe volte, per qualcuno, vale più una bella bugia, raccontata bene, che la nuda e cruda verità. Lo stiamo osservando con insistenza proprio in questi giorni, in queste settimane e presto mesi d’emergenza da Coronavirus.

Tra le tante teorie del complotto in circolazione c’è perfino quella – forse una tra le più suggestive in assoluto – che ad aver portato e liberato il virus bioingegnerizzato (vale a dire creato in laboratorio) siano stati degli atleti militari americani che a ottobre hanno partecipato a Wuhan ai Campionati mondiali militari.

Un modo con il quale gli Stati Uniti avrebbero voluto punire la Cina per la guerra sui dazi, mettendola in questo modo in ginocchio economicamente. Peccato solo che, oggi, il Paese con il maggior numero di contagi siano proprio gli Stati Uniti. Un effetto boomerang che evidentemente sgonfia l’ipotesi di un complotto.

Ma perché certe bugie che si potrebbero smontare in due passaggi logici trovano invece grande consenso e finiscono con l’autoalimentarsi nella rete e sui social? Probabilmente perché di fronte all’incertezza, alle domande senza risposta che quest’emergenza da Coronavirus hanno fatto nascere in ognuno di noi, in molti scelgono di rintanarsi non solo in casa, di più, si rifugiano in una bugia. Nella comfort zone delle fake news.

Le bugie al tempo della pandemia sono diventate il nascondiglio di chi non può tollerare che la nostra vita non sia saldamente nelle nostre mani, ma in balia di un microscopico nemico che sta mettendo in scacco non solo la nostra economia e le nostre vite, ma ha fatto soprattutto saltare per aria ogni nostra solida certezza, mettendo a nudo la nostra inadeguatezza. Scoperchiando le nostre fragilità. Ricordandoci che siamo esseri mortali. Ed è solo per questa ragione che di fronte alla nuda e cruda verità, le bugie attecchiscono indisturbate come la peggiore delle piante infestanti. Una gramigna che s’ingrassa e si concima della psicosi di massa.

In una società ipermediatizzata, bombardata da notizie e informazioni di ogni genere, vere o false che siano poco importa, ognuno di noi, volendo, si costruisce la propria verità andando a cercare quello che gli serve o quanto più gli è utile a non soccombere di fronte a quanto sta succedendo. Con tutta una serie di bugie diventate necessarie per una buona fetta della popolazione. Dal bere un tè caldo all’efficacia della vitamina C o l’Avigan, il farmaco miracoloso giapponese. Senza contare le innumerevoli teorie pronte a giurare che il virus che ha scatenato una pandemia è stato creato dall’uomo in laboratorio.

Le fake news erano un problema già prima della crisi che stiamo attraversando. Lo sono a maggior ragione ora. Segno dell’abisso esistenziale e del malessere di molti. Segno del bisogno che certe paure siano esorcizzate. Segno di come una minaccia invisibile può solo incendiare ancor di più gli animi, al punto che il male di vivere, per molti di noi, va curato con gli stessi rimedi miracolosi che fino all’altro ieri qualche imbonitore televisivo ci vendeva a poco prezzo.

Gli scienziati continuano a ribadire che l’origine più probabile del Coronavirus in circolazione sia animale. Eppure sembra davvero inutile ribadire che qualsiasi DNA creato in laboratorio sarebbe molto diverso e riconoscibile rispetto al virus di origine animale che ha portato alla pandemia, perché di fronte a chi è sordo alla verità, quel che si merita è soltanto d’annaspare nell’ennesima menzogna, lasciando che il vero faccia spazio al verosimile. Lasciando che la certezza si annidi in una bugia.

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