Feltri fa schifo, ma è peggio chi lo legittima

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“Il fatto che la Lombardia sia andata in disgrazie per via del coronavirus ha eccitato gli animi di molta gente che è naturalmente nutrita da un sentimento di invidia o di rabbia dei nostri confronti perché subisce una sorta di complesso di inferiorità. Io non credo ai complessi di inferiorità, io credo che in molti casi i meridionali siano inferiori.” Non sono parole interpretate o estrapolate, ma la pura trascrizione della dichiarazione di Vittorio Feltri, direttore di Libero, durante la trasmissione “Fuori dal coro” (e il titolo fa già ridere così) di Mario Giordano su Rete 4.

Ora, delle dichiarazioni di Feltri se ne sono dette di tutti i colori, e non mancano le reazioni: a livello ufficiale, con un’azione legale per danno di immagine da parte dell’Ordine dei Giornalisti, e una denuncia per violazione della legge Mancino sulle manifestazioni di odio da parte del giornalista e senatore Sandro Ruotolo e dello scrittore Maurizio De Giovanni. Ma anche da parte della gente comune, in particolare con un vero e proprio sciopero delle edicole, che in molti casi stanno pubblicamente dichiarando che non venderanno più il giornale diretto da Feltri.

Il fatto è che il problema non è tanto Feltri, perché di gente con le idee vergognose come le sue ce n’è a bizzeffe in giro: il problema è, prima di tutto, che un personaggio del genere, le cui posizioni sono arcinote, riesca ad avere spazio su una rete nazionale senza alcun contraddittorio. E, soprattutto, che il sedicente giornalista Mario Giordano non si curi minimamente di censurarne le dichiarazioni anche penalmente rilevanti, ma che la butti quasi sullo scherzo, preoccupandosi, con una risatina degna della peggior faccia da schiaffi, che “così me li fai cambiare canale”.

È che, probabilmente, decenni di decadenza e degrado culturale e soprattutto politico hanno ormai reso molte persone quasi assuefatte alla violenza verbale, rendendola un elemento quasi normale del dibattito politico quotidiano. Tutt’al più, da derubricare a “linguaggio colorito”, se non addirittura considerata espressione di autenticità e spontaneità, un fraintendimento ormai totale del concetto di “dire quello che si pensa”, privo di ogni forma di filtro. Ed è così a tutti i livelli, con, ad esempio, un sindaco di Messina si può permettere di mandare a fare in culo il ministro degli Interni in diretta Facebook (leggi qui), un Vincenzo De Luca che minaccia l’uso del lanciafiamme in caso di assembramenti, e, appunto, Feltri che può dare degli “inferiori” ai meridionali senza che il “giornalista” conduttore abbia alcunchè da ridire.

C’è una profonda differenza fra dire le cose come stanno e dire, invece, tutto ciò che si pensa senza alcuna remora morale: in nome di un non bene interpretato diritto di espressione, siamo finiti per sdoganare ogni tipo di dichiarazione razzista o discriminatoria come “libero pensiero”, legittimato ad essere espresso anche pubblicamente.

Una vignetta di Zerocalcare sintetizza molto bene il concetto.

Non tutte le opinioni sono, o dovrebbero essere espresse liberamente, e infatti esistono delle leggi al riguardo. Lo stesso Voltaire, ampiamente e a sproposito citato da chi vuole rivendicare il proprio diritto a dire tutto quello che vuole, come tutti gli Illuministi, riteneva che tutti gli esseri umani in quanto tali hanno dei diritti naturali incontestabili: diritto alla vita, alla libertà, alla salute, alla proprietà. E, soprattutto, che tutti gli esseri umani fossero uguali. C’è un criterio fondamentale, un limite da non superare, ed è quello caro a Voltaire del diritto alla vita e alla libertà di ogni essere umano, alla dignità, aggiungo io: questa è la linea rossa di ogni idea, pensiero, opinione che voglia dirsi rispettabile. Al di là di quella linea è la barbarie, l’inciviltà, la disumanità, da estirpare e non da tollerare. Voltaire, se fosse vivo, probabilmente prenderebbe Feltri a calci in culo.

Ma la colpa è anche di chi dà un palcoscenico a questa gente, e di chi li considera degli interlocutori validi, anche a sinistra (Mentana e Casapound vi dicono qualcosa?). Quando un Feltri dice che i meridionali sono inferiori, quando tanti dicono, come se niente fosse, che ci vorrebbe la dittatura, che i barconi vanno affondati, che i Rom vanno bruciati vivi, ogni volta che rispondiamo a queste assurdità e ci mettiamo a discutere con questi soggetti, noi li stiamo in realtà legittimando. E invece dovremmo semplicemente dire una cosa semplice: io non parlo con te. E non importa di chi si tratta, se è la cassiera del supermercato o il direttore di un quotidiano: c’è semplicemente da alzarsi e andare via, mollare la spesa sul nastro, spegnere il microfono. È proprio perché nessuno in studio si alza e se ne va quando Feltri dice certe porcate, e anzi proprio perché il conduttore ci scherza su, che un personaggio così si sente legittimato anche a rincarare la dose. Perché la forza di questi individui è proprio quella: avere un palcoscenico per poter presentare le proprie idee come legittime, degne di essere discusse, o addirittura tutelate come “opinioni personali”. E invece c’è solo da lasciarli soli, alzarsi e andarsene, rifiutare ogni tipo di confronto. C’è poco da ribattere, signori, si finisce sempre e comunque con l’essere trascinati giù, portati al loro livello e uscirne battuti per l’esperienza.

Si, per Voltaire, o chi per lui, ognuno deve essere libero di esprimere la sua opinione: ma nessuno mi obbliga ad ascoltarla, né tanto meno a rispettarla, se va oltre quel limite di cui sopra. Perché si dialoga con gli umani, non con le bestie.

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