Helvetas racconta il virus in Burkina Faso

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Helvetas, come molte associazioni, è confrontata con i virus, lo sono gli operatori sul territorio e lo sono le persone che vivono in Paesi dove il sistema sanitario speso si riduce a un lumicino.

Non solo il nostro mondo è in pericolo, ma lo sono soprattutto coloro che già erano fragili prima dell’arrivo della malattia.

Il coronavirus è attualmente l’argomento di conversazione numero uno in Svizzera. Com’è la vita quotidiana in Myanmar? Come valuta il pericolo la gente in Burkina Faso? E quali sono le domande scottanti in Perù? Helvetas lo ha chiesto a tre operatori che esercitano in questi Paesi.

Cos’è più devastante, il virus o la fame?

Di Franca Roiatti, Responsabile comunicazione di Helvetas per l’Africa occidentale

Da quando è stato imposto il coprifuoco per evitare gli assembramenti nei maquis, i ristorantini che si trovano a ogni angolo, le notti sono stranamente tranquille a Ouagadougou. Le giornate sono ancora chiassose, ma l’umore sta cambiando. Il numero crescente di casi di Covid-19 ha spinto il governo a dichiarare lo stato di emergenza sanitaria e mettere in quarantena le città che hanno registrato almeno un contagio. Nessuno può entrare o uscire da Ougadougou, Bobo Dioulasso e le altri centri “in macchina, in moto, a cavallo o con il carretto” come ha specificato il portavoce del governo non senza suscitare ilarità.

Entro i confini della città le persone possono circolare liberamente, ma ormai molti indossano la maschera anche quando sono da soli in auto. I grandi mercati sono chiusi, taxi e altri mezzi di trasporto pubblico banditi. Parte della popolazione è preoccupata che queste misure non siano sufficienti a contenere l’epidemia e chiedono il confinamento totale, come in Europa. Molti di più temono che anche questa parziale serrata abbia conseguenze insopportabili per le persone: “Sì, c’è il rischio di prendere il virus, ma anche la fame rischia di ucciderci” è la cupa sentenza del  rappresentante dei tassisti.

Giovani creativi sviluppano mascherine per la protezione del viso

La maggior parte, come sempre, si adatta: il mercato centrale, di solito sovraffollato, appare spettrale, ma in molti altri mercati rionali ufficialmente chiusi, i venditori stanno semplicemente occupando le vie adiacenti. Le donne vendono frutta e verdura, tutti vendono i dispositivi per lavarsi le mani, qualche ragazzo propone il gel idroalcolico a un prezzo ridicolmente alto: “Lo sai che il governo ha imposto un limite di prezzo?” oso chiedere. “Si, ma poi c’è la qualità” mi risponde sorridendo.

Armati di qualche stampante 3D, i giovani creativi del WakatLab, il fablab di Ouga e Bobo, stanno usando le loro competenze per rispondere alle emergenze: “Stiamo producendo a ritmi intensi un migliaio di schermi protettivi per il personale sanitario e testando un modello di respiratore” racconta Gildas Guiella, presidente dell’associazione che gestisce il fablab, che ha anche sviluppato un sistema digitale per permettere alle autorità sanitarie di monitorare la salute dei malati di Covid-19 rinchiusi in casa.

Naturalmente anche noi di Helvetas ci stiamo adattando. Come? Diventando “mobili”: invece di distribuire denaro ai rifugiati interni che stiamo per assistere, daremo loro, e alle famiglie che li ospitano, un cellulare sui cui trasferire “moneta virtuale” e far arrivare messaggi personalizzati sull’igiene e il covid-19 in generale. (redatto il 31.3.2020)

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