Helvetas racconta il virus in Myanmar

Di

Helvetas, come molte associazioni, è confrontata con i virus, lo sono gli operatori sul territorio e lo sono le persone che vivono in Paesi dove il sistema sanitario speso si riduce a un lumicino.

Non solo il nostro mondo è in pericolo, ma lo sono soprattutto coloro che già erano fragili prima dell’arrivo della malattia.

Il coronavirus è attualmente l’argomento di conversazione numero uno in Svizzera. Com’è la vita quotidiana in Myanmar? Come valuta il pericolo la gente in Burkina Faso? E quali sono le domande scottanti in Perù? Helvetas lo ha chiesto a tre operatori che esercitano in questi Paesi.

Una pentola a pressione

Di Peter Schmidt, Direttore Helvetas Myanmar

La nostra pentola a pressione di casa in Svizzera aveva un coperchio metallico rosso brillante con una valvola che poteva essere avvitata a parte. Il sibilo e il fischio sulla stufa quando la valvola si alza mi ha sempre dato i brividi da ragazzo. Il Myanmar ha ora (29.3.) i primi otto casi confermati di infezione da coronavirus. Tutti i casi, tranne uno, sono stati importati dall’Europa o dagli USA, segnala il Ministero della Salute – che pubblica anche il nome, l’età, il sesso e il luogo di origine delle persone infette. Il male viene da fuori e fa gioco nelle mani di chi incita alla xenofobia. Non solo qui.

Attualmente decine di migliaia di migranti stanno tornando in Myanmar, soprattutto dalla Thailandia. A Mon, una delle province del Myanmar sud-orientale, al confine con la Thailandia, dove Helvetas è attiva in sessanta villaggi della costa, una famiglia su tre ha un membro della famiglia che è emigrato. Molte delle fabbriche dove questi emigrati lavorano sono chiuse. Tornano a casa dalle loro famiglie, anche perché la festa dell’acqua, l’evento religioso più importante dell’anno, è dietro l’angolo. Il governo si è dichiarato incapace di far rispettare le due settimane di quarantena effettivamente ordinate. I villaggi si stanno organizzando, alloggiando temporaneamente i rimpatriati in monasteri o in altri alloggi di fortuna. Noi di Helvetas  abbiamo stampato, distribuito e appeso in fretta e furia manifesti informativi su COVID-19. Con i fondi della Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) forniamo un alloggio temporaneo. Riscriviamo i piani dei progetti, adattiamo gli interventi, negoziamo con i donatori i trasferimenti nei budget dei progetti. Giornate frenetiche.

La pressione sta aumentando. Il rischio di infezione è in aumento. Nei villaggi costieri, l’acqua è una merce rara nella stagione secca (ora!). Il sapone è costoso. Le mascherine e gli indumenti protettivi scarseggiano. Manca il reddito che i migranti mandano a casa. Una persona in più grava sul budget della famiglia. In Svizzera le valvole hanno raggiunto il secondo, il più alto anello rosso. Bolle e vapore. Ma il sistema sanitario funziona, la popolazione capisce la gravità della situazione e il pacchetto di misure economiche statale di 42 miliardi di franchi per l’economia è stato messo in atto. E qui? Sì, i preparativi sono in corso. E ciò che resta è l’adattabilità della gente e la solidarietà. Basterà a tenere il coperchio della pentola? (redatto il 29.3.2020)