Il coronavirus blocca le blacklist delle casse malati

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È di pochi giorni fa la notizia che il Consiglio di Stato ha decretato la revoca della sospensione dalla copertura assicurativa per i cittadini inseriti nelle famigerate “liste nere” dei debitori delle casse malati fino al termine dello stato di necessità dovuto all’emergenza coronavirus. In Ticino, dunque, uno degli 8 Cantoni a stilare le suddette liste, anche ai morosi verranno fornite le cure necessarie che saranno pagate dalle casse malati.

Per una volta, dunque, la salute dei cittadini viene messa al di sopra degli interessi delle casse malati e dei loro profitti,  dal momento che, in caso contrario, circa 9000 persone segnalate come debitrici non avrebbero accesso alle cure se non in caso di emergenza. Compresi, è il caso di dirlo, anche i bambini, nel caso i genitori siano sulle liste nere. 

Viene da pensare, quindi, che finalmente il Governo si sia reso conto che tale pratica, nel tutelare gli interessi economici delle casse malati e mantenere la loro sostanziale posizione di potere, costituisce un grave rischio per la salute individuale e pubblica, perché impedirebbe, ad esempio, di curare i malati di Covid-19 meno gravi ma comunque infettivi, e garantirebbe trattamenti sanitari solo a chi, in sostanza, arriva in ospedale in ambulanza in preda a una crisi respiratoria.

Lo abbiamo detto e ripetuto tante volte: la salute non può essere in nessun caso subordinata al denaro e al profitto da parte delle compagnie assicurative, le cui politiche di continuo aumento dei premi, giustificate con l’aumento dei costi della salute, influiscono sostanzialmente sia sul reddito dei cittadini, sia effettivamente sulla possibilità di ricevere trattamenti medici. Questa emergenza dimostra, se ce ne fosse bisogno, che il discorso sulla cassa malati pubblica va riportato alla ribalta e mantenuto vivo, perché 9000 persone nel solo Ticino,  quasi 170mila in tutta la Svizzera, bambini compresi, che non possono curarsi perché sono in condizioni di difficoltà economica di fronte agli esosi costi dei premi di cassa malati, sono un’offesa ad ogni principio di umanità, e uno scandalo che un Paese come la Svizzera non può ancora tollerare. Lo Stato dovrebbe avere sempre e comunque l’ultima parola sulla salute dei cittadini, che dovrebbe essere un valore assoluto, di fronte al cui il profitto viene meno, che le casse malati private siano d’accordo o meno: non è possibile, come è successo nel 2017 a Coira, e come riportato dal Corriere del Ticino, che una persona nel 2020 muoia di AIDS perché la cassa malati si rifiuta di pagare le cure per evitare che la malattia si sviluppi e poi per rallentarne il decorso. O che, come riporta Ticinonews, a una donna venga negato il rimborso delle cure del parto, sostenendo che prima di partorire doveva pensare a pagare gli arretrati e non pretendere poi di farla passare per un’emergenza, valutazione questa, fortunatamente, sconfessata dal Tribunale delle assicurazioni sangallese che ha dato ragione alla donna. 

La salute è un diritto fondamentale, e una pratica vergognosa come le liste nere mina alla base questo principio sacrosanto: doveva davvero venire un’emergenza generalizzata e non di un singolo povero disgraziato per capirlo? Allora, come dicevamo, andare contro gli interessi delle casse malati, se si vuole, si può. Basterebbe ricordarselo anche quando questa piaga sarà passata. 

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