La Gioconda non è di Michelangelo

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Errori ne facciamo tutti. Chi lavora nell’ambito giornalistico sa che l’errore è dietro l’angolo, nessuno può chiamarsi fuori, che sia sintattico, grammaticale o un semplice errore di battitura.

Ieri, dopo la morte dello scrittore Luis Sepulveda, i media online si sono scatenati. Facciamo prima di tutto una premessa che molti conoscono già.

Gli errori sulla carta stampata erano e sono molto meno frequenti, i tempi di consegna e i correttori di bozze riducono di solito al minimo le tragedie della lingua e della cultura che come perfidi parassiti si insinuano tra le parole. Diverso è per i media online. La fretta di uscire, di battere la concorrenza, di dare per primi la notizia, apre la porta al virus della disattenzione.

Strafalcioni orridi anche in titoli sono, se non la prassi, una buona regola a cui non sfugge nessuno.


Più devastante ancora è l’errore di ieri del TgCom24, testata informativa di Mediaset, che riportava ieri la morte di Luis Sepulveda, noto scrittore cileno naturalizzato francese. Il titolo era:

Coronavirus: è morto Luis Sepulveda, autore di “Cent’anni di solitudine”

Facciamo le premesse: Luis Sepulveda è uno scrittore molto noto. Attivista politico e esiliato cileno dalla dittatura di Pinochet, negli ultimi anni si era confrontato con quel poetico filone di fiabe per ragazzi che poi erano fiabe per adulti. Tra i suoi titoli più famosi “Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare”; “Il vecchio che leggeva romanzi d’amore”; “Le rose di Atacama” e tanti altri.

Poi abbiamo Gabriel Garcia Marquez, idolatrato scrittore colombiano, padre putativo della moderna letteratura latinoamericana è, o meglio dire era, un gigante. Famoso in tutto il mondo, di lui ricordiamo titoli incredibili, che hanno affascinato più di una generazione: “L’autunno del patriarca”; “L’amore ai tempi del colera”; “Cronaca di una morte annunciata” e…sì, “Cent’anni di solitudine”

TgCom24 si è scusato con i suoi utenti online per lo strafalcione agghiacciante che attribuiva “Cent’anni di solitudine” a Sepulveda, un po’ come se si attribuisse la Gioconda di Leonardo a Michelangelo. Questo uno spezzone estratto dalle scuse di TgCom24:


“…Questa mattina Tgcom24.it ha fatto un errore grave: nel pubblicare la notizia della morte di Luis Sepúlveda, gli ha associato il romanzo “Cent’anni di solitudine”. E’ stato ovviamente un lapsus, un involontario corto circuito mentale dovuto alla fretta e che è stato velocemente corretto. Ma sempre di errore grave si tratta. (…)“

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È un errore grave, d’accordo, ma la cosa peggiore è che è un errore di ignoranza. Chi ha redatto il titolo non aveva la minima idea di cosa stesse parlando e in frangenti così, si fa capo a chi è esperto del settore, o alla peggio a Internet, che in due minuti due ci spiega cosa ha scritto Sepulveda. Non è nemmeno un errore di omonimia come per la Zanini, Marquez e Sepulveda, due grandi della letteratura latinoamericana non hanno nemmeno nomi simili. Uno è colombiano, l’altro cileno. Uno è morto ieri, l’altro nel 2014.

Alla fine il problema non è l’errore in sé, ma impiegare persone che rincorrono notizie come gatti un gomitolo, con una formazione approssimativa e con una cultura generale e politica ai minimi storici. Per questo possiamo perdonare errori di scrittura, ma non tragedie giornalistiche di persone che di cultura, e parliamo di essa nel più ampio termine generale, dovrebbero cibarsi ogni giorno.

Persone che loro malgrado, e spezzo una lancia in loro favore, devono troppo spesso scegliere per colpa di pressioni editoriali, se dare una notizia velocemente o se darla verificata e corretta.

Bene ha fatto a scusarsi il TgCom24, ma dovrebbe anche fare una verifica ai piani alti, che vivono di click e di lettori e che alla fine preferiscono la velocità alla qualità.

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