La scuola è il fulcro di tutto

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Ce ne siamo accorti tutti. Da quando hanno chiuso la scuola la nostra società si è fermata. Certo, l’emergenza sanitaria ha portato via via a chiudere tutto in maniera vertiginosa e non poteva essere altrimenti. Non avevamo nessuna idea di come potesse essere una società senza scuola. Ora che però si sta pensando a come riaprire ecco che la scuola torna ad essere l’argomento cruciale di questi giorni.

Il mondo economico e aziendale, preoccupato per le chiusure delle fabbriche e dei cantieri, ha ottenuto da Confederazione e Cantone, prima lo stanziamento di svariati miliardi a sostegno di questo comparto, e poi libertà di manovra.

Intanto la scuola si è organizzata nel migliore dei modi per portare avanti il suo compito, con lezioni su moodle, compiti via mail, programmi a casa, consegne settimanali. Questo vale per tutti i livelli, dalle università alle elementari, ma se per le scuole post obbligatorie il livello di autonomia degli studenti è più che consolidato e dettato, si auspica, da una motivazione propria a perseguire la propria scelta di studi, nella scuola dell’obbligo è tutto in mano ai genitori. Famiglie che, nella maggior parte dei casi, con uno o entrambi i genitori che non stanno andando al lavoro, seguono e organizzano in casa le disposizioni date dai docenti. Ognuno come può, ognuno al meglio. Ma è una situazione straordinaria e di per sé, seppur organizzata, precaria, che amplia le disparità sociali, e che quindi andrebbe al più presto ristabilita.

Se qualche settimana fa la pressione dell’opinione pubblica aveva quasi supplicato la chiusura della scuola, ora, con le aperture delle prime attività produttive e commerciali, sempre più genitori si troveranno a dover decidere se andare a lavorare o restare con i figli, a rischio anche del proprio posto di lavoro. Va ricordato che il servizio d’accudimento scolastico non può occuparsi del controllo dei compiti e del perseguimento del programma di quegli allievi che vi fanno capo, non lo fanno ora che il loro numero è limitato, risulterebbe impossibile farlo se il numero aumentasse. E se aumentasse allora non sarebbe più logico riaprire la scuola? Bisogna che la società civile e la politica facciano quadrato e si ricordino quali siano le proprie priorità e i propri bisogni. Bisogni che non sono i medesimi del mondo economico, ma sono paralleli, come i binari. La riapertura di attività sta portando di nuovo più persone sui posti di lavoro, persone che ora stanno anche seguendo i programmi scolastici dei propri figli, che tentano disperatamente di stare al passo e dare un ordine in casa tra svago e obbligo scolastico. Con le scuole chiuse chi seguirà i bambini dei genitori che tornano a lavorare?

In una società ideale, il giorno dopo che la scuola ha chiuso si sarebbe dovuto cominciare a pensare a come riaprirla e questa sarebbe dovuta essere la priorità. Riaprire la scuola vuol dire far ripartire la società, intesa come comunità. Una volta fatta ripartire la scuola, il resto sarebbe venuto da sè. Non per niente in una situazione normale, senza una pandemia in corso, i genitori accompagnano i figli a scuola o alla fermata del bus, poi vanno a lavorare. Invece adesso si vuole che i genitori vadano a lavorare, lasciando i bambini a casa. Con chi? Con i nonni fuori gioco per molte famiglie le risorse sono già terminate. Il mondo politico, cosi attento ai bisogni dell’ ambiente economico non può continuare a galoppare con il paraocchi come se le proprie scelte e le proprie necessità non fossero concatenate a tutta un’altra serie di scelte e bisogni dell’intera società. I docenti, che tanto hanno fatto e inventato per far fronte alla situazione, devono essere i primi a voler tornare in campo, con tutte le messe in sicurezza del caso, le precauzioni eccetera. Non per finire il programma o verificare i progressi degli alunni, ma per far tornare questa società una società “sana”, senza contare le settimane che mancano alla fine dell’anno, perché un giorno con la scuola aperta è un giorno in più di una società viva.

La scuola è il fulcro di tutto, non l’economia. Se rimaniamo in questo paradigma dove il bene economico è prioritario sul bene sociale da questa crisi non avremo imparato nulla. Se i binari delle necessità economiche e dei bisogni sociali non andranno paralleli il treno della nostra società deraglierà.

Se l’11 maggio si riapre la scuola, riapriremo molto di più, riapriremo il futuro.

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