La vergogna del Trivulzio

Di


580mila euro di “bonus”, quelli che ricevi se hai lavorato bene. Circa 7000 a testa per ognuno degli 84 dirigenti del Pio Albergo Trivulzio. Questa è la dichiarazione del settore amministrativo della casa di riposo milanese.

«In considerazione dell’emergenza Covid 19 non è stato possibile procedere alla misurazione del grado di raggiungimento degli obiettivi»


Praticamente ci viene detto che siccome non si poteva decidere, si è deciso di sborsare quattrini a tutti, e questo mentre decine di persone morivano come mosche nella struttura lombarda.


Prima di Pasqua si parlava di 30 morti, a cui si aggiungono i 70 di marzo dovuti soprattutto all’incuria e alla negligenza di una struttura che, all’inizio, aveva ignorato volutamente i casi nascondendoli, e permettendo così che il virus si diffondesse.


Un totale parziale di 147 morti dall’inizio dell’epidemia, una vergognosa ecatombe, indegna di un paese civile.

Sull’istituto è stata aperta una procedura da parte della Procura, per accertare i fatti e le eventuali responsabilità.

La cosa che manda fuori dai gangheri, e chi si occupa di contabilità lo sa, è che le chiusure delle aziende di solito avvengono entro la fine di gennaio. Se il Pio Albergo Trivulzio ha erogato i “premi” così velocemente, dà l’impressione di aver voluto fare di fretta un’operazione che poteva attendere. In seguito all’emergenza, i soldi potevano essere congelati valutando in un secondo tempo se e come erogarli. A tutto ciò si aggiunge il solito liberismo tipicamente lombardo, che vede nel Pio Albergo Trivulzio, un’azienda a tutti gli effetti. Una struttura affamata che cerca in tutti i modi di espandersi. Leggiamo da Repubblica:


“Quando l’8 marzo la Regione Lombardia individua le residenze per anziani come strutture di supporto agli ospedali oberati, non ci si affida al semplice “buon cuore” di queste strutture. Si promette loro una sorta di indennizzo giornaliero (150 euro per ricoverato) e soprattutto un incremento futuro dei rimborsi, per le prestazioni offerte da questi «enti erogatori». La scelta del Pirellone, che poi si rivelerà un’autentica bomba epidemiologica sganciata proprio laddove ci sono le persone più deboli, premia due volte il Trivulzio.

La Baggina infatti non solo si carica di una ventina di pazienti ma diventa il centro di smistamento di malati alle Rsa regionali. Un ruolo di responsabilità diretta non casuale. Infatti il Trivulzio è una casa di riposo ma pure un’azienda a tutti gli effetti che si è aperta a numerose offerte in campo sanitario. Che da anni si agita con la Regione per veder aumentata la propria quota di mercato.

(…) Tradotto: serviva fare un favore alla Regione, per poi battere cassa una volta terminata l’emergenza. Le valutazioni strettamente sanitarie venivano dopo.”


Questo agire è purtroppo rappresentativo di una società malata, non di Covid-19, ma di avidità. Quando si dice che responsabile di queste epidemia è soprattutto il neoliberismo economico è la verità, e il caso del Pio Albergo Trivulzio ne è la triste prova.


In buona parte, la privatizzazione della sanità è all’origine di così tanti contagi e della cronica mancanza di letti per cure intense in Lombardia.

Anche l’ospedale allestito in tutta fretta a Milano Fiera e tanto decantato dal Governatore Fontana (con tanto di inaugurazione con centinaia di persone) e definito “il più grande centro di terapia intensiva in Italia” si è rivelato un flop. Ad oggi solo 24 pazienti sono stati presi a carico della struttura.


Passeranno i giorni e i mesi, tutto tornerà con calma come prima, ma la vergogna di questo mercato impazzito, dove l’uomo è solo un minimo fattore della questione, deve essere ben presente a tutti. L’enorme ignominia dei morti, dei sudari sistemati nella sale del Trivulzio, sono solo l’esempio di un sistema che fa oggettivamente schifo, e che si ripercuote sulla vita delle persone.

Avremo, una volta finito tutto, la voglia di cambiare sul serio? Avremo la forza di dire che tutto questo sistema, sociale, economico, mercantile, si basa su assunti sbagliati che ci hanno inculcato essere giusti?

Defiscalizzare, privatizzare, delocalizzare, sono parole a cui siamo ormai abituati. Dobbiamo invece riabituarci a espressioni come solidarietà, umanità, pietà. Perché non può essere giusta ed equa una società che premia finanziariamente chi ha permesso così tante morti, è uno scherzo amaro da digerire.

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