L’allegra danza della morte

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È partito il primo d’aprile e durerà quaranta giorni esatti. Non si tratta di uno scherzo, ma di un progetto teatrale che non si è fermato neppure di fronte alla pandemia da coronavirus. Anzi. Proprio a partire da quest’ultima ha mosso i primi passi. Si chiama “Totentanz, la quarantena” ed è possibile seguirne l’evoluzione, giorno per giorno, all’indirizzo: https://totenta.nz/.

“Gli altri aprono i loro archivi. Noi apriamo la nostra creatività. Come l’amore ai tempi del colera è differente da quello ai tempi di Tinder, il teatro ai tempi del Corona è differente da quello ai tempi di gennaio.” È questo il motto alla base del progetto per ora strutturato in una sorta di blog che raccoglie riflessioni, spunti, fotografie, audio e video realizzati da un gruppo di artisti ticinesi capitanati dal regista e drammaturgo Markus Zohner.

“Ci saranno dei testi. Ci sarà della musica. Ci saranno degli attori e delle attrici, ci sarà la rivoluzione. Ci saranno quattro personaggi e un cane. Ci saranno delle storie commoventi, dei canti meravigliosi, degli sviluppi inaspettati.” E tutto questo darà vita una nuova forma di scrittura teatrale improvvisata, perché come si legge nella descrizione del progetto che vede al fianco di Zohner anche Patrizia Barbuiani, Alessandra Francolini, Luca Massaroli, David Matthäus Zurbuchen, Sandro Pianetti e Elisabetta Preite: “Finché siamo vivi, ci sarà il teatro. È solo la sua forma che deve cambiare.”

Tra le cose che colpiscono la mia attenzione in ordine sparso ci sono alcune riflessioni che riguardano l’emergenza di questi giorni. Giorgia, giorno 3: “Sono arrivata davanti allo scaffale della pasta. Era vuoto. Anche quello della farina. Ho cercato le lenticchie, i ceci, i fagioli secchi. Vuoto. I pelati erano terminati. Ho avuto più fortuna con la carta igienica. Pochi pacchi. I più costosi. Ne ho fatto scorta. Mi sono avviata alla cassa. Anche la cassiera era meno loquace del solito. Si avvertiva una punta di amarezza nel sorriso forzato. Nel pagare inavvertitamente le ho toccato la mano. Non devo dimenticare di disinfettarmi. E lavarmi le mani appena arrivo a casa. Non devo toccarmi la faccia, il naso e gli occhi. Ho anche lavato i guanti blu. Non sono riuscita a buttarli via. Li terrò come portafortuna fino a che questa situazione si sarà risolta. Quando ho chiuso la porta del mio appartamento a chiave ho sospirato. Mi sono resa conto che in questa tempo non ho pensato una volta a Eros. E mi sono sentita molto sola. E vuota come gli scaffali del supermercato.”

Silvia, giorno 2: “Sono ancora a Milano. Sto aspettando che arrivino le ceneri di Papà e poi torno a Parma. Ieri mi ha chiamata l’amministrazione dell’ospedale dicendomi che la cremazione è stata avviata. Mi hanno chiesto se voglio un’urna in legno classica, disponibile nei colori bianco o marrone mogano, o se voglio approfittare dell’offerta sulle urne in stile Impero asiatico in ceramica. Ho chiesto se l’offerta sulle urne stile asiatico era perché era morto di Covid-19. La signora ha giurato che era una macabra coincidenza il lancio dell’urna stile Impero asiatico con il dilagarsi dell’epidemia di Corona Virus. Ho scelto l’urna asiatica: 150 euro.

Traugott, giorno 3: “Il virus lentamente ma inesorabilmente si propaga attraverso l’umanità divorandola. Non capisco lo scopo. Se infetta una persona e quella muore, muore anche lui. Dovrebbe infettarla per tenerla in vita il più a lungo possibile, così da potersi moltiplicare e proliferare senza ostacoli, vivere all’infinito. Invece crepa insieme alle sue vittime asfissiate, viene bruciato con loro, si disintegra insieme a loro, due metri sotto terra. È stupido, come tutti i cattivi.”