Lo stato di cattività in pensierini

Di
  • Il virus è democratico. Per lui un disoccupato e un governante pari sono. Così come un laureato e un analfabeta, un americano e un tunisino: tutti uguali per lui. Bon, dopo ha una predilezione per una certa fascia anagrafica, e un’altra gli interessa pochissimo, ma non gli si possono imputare atti di plateale ingiustizia.
  • Dove è finito quel tuo sorriso interiore ipocrita e altezzoso che dedicavi, la mattina al bar, a tutti quelli che per prima cosa leggevano la pagina dei morti? Dove è finito adesso che tu stai ripercorrendo lo stesso percorso, anticipato da brividi di panico e speranza nel non trovare in quegli annunci un qualcuno che bene o male conosci ? E conti pure le pagine dei necrologi… ;
  • L’idea è di Antonio Fusco (giallista molto interessante, che meriterebbe di esser maggiormente conosciuto). Lo scrittore metà napoletano e metà toscano chiede: «Se a fine 2019 un astrologo ci avesse predetto una primavera con … autostrade deserte, un cielo finalmente limpido e senza smog, un silenzio mai sentito, un potenziamento fulmineo degli ospedali (con aumento di letti e personale specialistico), addirittura i pesci nei canali a Venezia, se per non andare a lavorare basta un «non mi sento tanto bene», cosa avremmo risposto a questo indovino?
  • Il virus è democratico, la quarantena no. Un conto è vivere isolati in una grande casa, se non addirittura in una villa piscina interna munita e locale fitness, un altro è condividere un appartamento di tre locali e mezzo in cinque. Questa è «cattività». L’invito allo «state a casa» suona un po’ diversamente, o no?
  • Anche le parole cambiano nel corso di questo tempo sospeso. «Asintomatico» ha avuto un grandissimo successo nei primi giorni, ora sembra latitare. Eppure se applicata ad altri frangenti mantiene un suo fascino: quante persone intelligenti ma asintomatiche abbiamo incontrato nella nostra vita? Che meraviglia poi scoprirle. E quante stupide, ma sempre asintomatiche? Qui arrivano i dolori.
  • Nella zona di frontiera c’è un silenzio diverso. Nuovo, mai sentito. Bellissimo. Poi, d’accordo, arriva l’elicottero a inquietare e a rovinare tutto. E le ambulanze, quelle trafiggono.
  • Testimonianza diretta di una novantenne: «mi va bene morire, alla mia età ci può anche stare. Ma essere bruciata no, questo mi inquieta». Anche questi sono pensieri che girano…
  • Con tanto tempo libero possiamo leggere di più, molto di più. Sarà vero? Solo a noi accade di trovarci a fine pagina e chiederci cosa abbiamo letto, e dunque ricominciare daccapo? Ci vuole più impegno, questo ci pare chiaro, papale. E allora scordiamoci i nuovi lettori. È già bello se rimangono quelli di prima.
  • «Come stai?», « È strano, quello che fino a ieri era un convenevole, oggi acquista un significato pregnante, pesante e, soprattutto, reciproco» (Donato Carrisi). Se stai bene davvero arrischio di star bene anch’io, al contrario … inizio a guardarmi in giro.
  • Immagini che resteranno: i camion militari a Bergamo con i feretri, il Papa in una San Pietro deserta, le città fotografate dall’alto. E le fosse comuni nella città più ricca del mondo: New York.
  • C’è una categoria professionale vicina alla crisi esistenziale perché tutto il lavoro svolto sta andando a rotoli: quella dei dietologi. Ogni tanto si sente accennare alla «quarantena di … chili», in collaborazione complice con lo stare fermi in casa;
  • Chapeau ai volontari, certo. Però non si sa se a loro sia stata data la facoltà dell’obiezione di coscienza: un vegano andrà dal macellaio? Un non fumatore accetterà di acquistare una stecca di sigarette … ?
  • Per ammazzare il tempo (si dice così ma in questi giorni è lui che ammazza noi) si attiva la libreria sonora sulla modalità «casuale». Neanche farlo apposta ecco «La strada» di Giorgio Gaber. Canzone bella ma da dimenticare nella situazione attuale: «Nelle case non c’è niente di buono/appena una porta si chiude dietro a un uomo/ succede qualcosa di strano, non c’è niente da fare/ è fatale, quell’uomo incomincia ad ammuffire/ …siamo dentro a una stanza:/si mangia, si dorma, si beve… si muore//. C’è solo la strada su cui puoi contare/la strada è l’unica salvezza». No, meglio ascoltare altre canzoni.

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