Mariano Morace e le sue ricette

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Mariano Morace molti di voi lo conoscono. È stato per anni (ora è in pensione) critico cinematografico in forza alla RSI.

Morace, con Gino Buscaglia, ora direttore di Castellinaria, ci ha per decenni raccontato dello sfolgorante mondo del cinema, di delicate storie, di divertenti commedie e di cinema d’autore.

Morace è mio amico su Facebook, ultimamente lo seguo di più. Perché Mariano, ostinato come un mulo fa una cosa che non fa nessuno. Ignora totalmente il virus. Unica concessione, essendo lui un over 65, la mascherina sulla foto del profilo Facebook che dice “restiamo a casa”.

Ma Morace non ci racconta semplicemente le sue cose omettendo di citare il virus, no.

Mariano fa scientemente un atto di resistenza umana, ed essendo un buongustaio, ogni giorno, da giorni pubblica una ricetta.

Niente virus, niente statistiche, niente polemiche. Solo ricette.

Orzotto all’arancia, orecchiette con acciughe e pomodori secchi, paté di robiola e olive, risotto fragole e champagne, gallette di patate al ragù di pollo, bruciuluni, polpettone di tonno, cotolette di melanzane.


Con pochi intervalli per pubblicare un libro o la foto da giovane , i giorni del virus sono cadenzati dalle sue ricette. Una l’ho cucinata (pasta chi vruoccoli ‘rriminati) e altre proverò a farle in questi giorni.


E…grazie Mariano. Questo tuo aplomb britannico di fronte al panico mondiale ha qualcosa di sovrumano. Riuscire a non parlare mai del morbo infausto, ostinandosi ogni giorno a regalarci (e regalarti) i piaceri della tavola è meraviglioso. Perché il cibo è vita, è amore e condivisione. Il termine compagni, tanto amato dalla sinistra, viene dal latino “cum panem”, e cioè, coloro che condividono il pane, quelli che insieme si accingono alla tavola, guardandosi negli occhi scambiandosi un bicchiere di vino e porgendosi il cibo.

Mariano ci dice tra le righe, che ciò che importa nella vita è essere compagni, è un cenacolo ideale, che parte dall’iconografia cristiana dell’Ultima Cena, passando attraverso le gozzovigliose tavole medioevali, traghettando l’uomo nei ricchi e fantasiosi banchetti rinascimentali fino ad arrivare ai giorni nostri.


Cibo e amore sono legati strettamente, basti pensare a quanta gioia ci dà cucinare per chi amiamo. Il marito per la moglie, la madre per il figlio. Cucinare con cura e bene per gli altri è un atto di amore e di autoaffermazione. Cucino perché esisto. Cucino perché amo. Cucino perché il cibo è carburante della vita.

Solo alcune ricette in fondo, e il grande messaggio di una testa fina. Grazie Mariano.

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