McDonald, la guerra è appena cominciata

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Chi aveva paura della parziale apertura, avrà trovato nelle interminabili code riscontrate nei McDonald ticinesi, la conferma della dabbenaggine popolare. E in effetti, numerose sono state le reazioni alle colonne interminabili, soprattutto nel Mendrisiotto, causate stavolta non dai frontalieri, ma dalla voglia di cheeseburger, patatine e McFlurry.

Una premessa: chi parla ha sempre aborrito i McDonald. I miei figli piagnucolanti e insistenti, ottenevano, se andava bene, una o due volte all’anno di recarvicisi. Niente feste o compleanni al McDonald e un continuo martellamento sui rappresentanti dell’imperialismo americano e sulla lotta ai grassi saturi. L’assunto McDonald = demonio è parzialmente passato, ma come degli oppiomani, ogni tanto ci ricascano.


Ma McDonald è come il virus, si insinua senza che tu te ne accorga, silenzioso e inavvertito e alla fine ti ritrovi a un tavolino con davanti un Big Mac, patatine porzione grande e una Coca Zero da 5 decilitri. (perché almeno è dietetica) senza sapere come mai.

Per restare sull’ironico, già che ci siamo vi serviamo su un piatto con contorno di insalata le divertenti considerazioni, sul proprio profilo Facebook personale, di Elisa Netzer, conosciuta arpista, che si è ritrovata imbottigliata nel traffico proprio a causa del popolo degli Hamburger:


“(…) 27 Aprile, in Svizzera riaprono alcune attività commerciali, tornano sulle strade tanti lavoratori. Ho appena fatto 1 ora e 20 di colonna praticamente ferma tra Agno e Caslano. Onesti lavoratori che tornano a casa? No, alle 21 sembrerebbe strano, infatti non sono loro. Incidente stradale? No, per fortuna nessun problema. IO HO BUTTATO UN’ORA E MEZZA DEL MIO LUNEDÌ PERCHÈ HANNO APERTO IL MCDRIVE E LA GENTE DEVE CORRERE AD OTTURARSI LE ARTERIE.


C’era così tanta gente che hanno semplicemente optato per il mettersi in colonna in cantonale, e noi tutti poveri scemi diretti a casa dietro in colonna. Soluzione risolta solo grazie all’intervento della polizia che è arrivata ad obbligare la gente a scorrere nel traffico e a chiudere l’entrata al drive-in. Sembrava di vedere la corsa al “simbolo capitalista occidentale” quando aprirono il primo McDonald a Mosca nel 1990.

Rendetevi conto. Aprono le gabbie dopo un mese e voi, in massa, festeggiate con il McDonald. Questo vi mancava.


Ma se è questa la vita di cui avete bisogno (e a cui avete diritto per carità) ma fate il favore di astenervi in modo sincero dal partecipare alla gestione e alla formazione della società. Non criticate le scelte prese da altri, non contestate con commenti “5GG!1!1!GOMBLOTTOBILLGHEITSvaccinoGAY” ogni articolo che non capite o non sapete leggere. Cerchiamoci un monarca illuminato che pensi per noi e chiudiamola così. Io vado a cucinarmi l’entrecôte e le patate al forno, pensando a quanto mi faccia incazzare aver perso tempo per la vostra triste , grigia e umiliante (per le conquiste dell’umanità) scala di priorità.(…)”


Difficile non condividere il pensiero di Elisa, certo frutto della forzata clausura nella clausura (obbligata in colonna in un periodo di quarantena sanitaria, il top), ma io, che sono un buonista, non me la sento di crocifiggere tutti.

Mi immagino magari dei papà o delle mamme, con i figli a casa da un mese, che non possono vedere amichetti né andare a scuola. Figli che non escono più e sono tristini. Me li immagino che in un guizzo di follia dicono loro: Cosa ne dite se stasera andiamo al McDrive a prendere gli hamburger?

Insomma, una festina di antica memoria, come quando a Natale, al mio babbo, Gesù Bambino gli portava i mandarini, e quei mandarini erano i più buoni del mondo.

Mi spiace per le code di auto, e mi intristisce la foga nel riprendere le vecchie abitudini. Cerco però di capire questa voglia di normalità che diventa autolesionista. Anche perché passarti un’ora in auto per tre stracci di hamburger non vale la pena. Se però quegli hamburger li hai promessi ai tuoi figli e ce li hai pure in auto, è un’altra cosa. E allora diventiamo stupidi e ostinati, solo per vedere la gioia di nuovo sui loro faccini.


Anche vero che se si va avanti così, non voglio pensare a che succederà quando riapriranno i negozi di abbigliamento, templi assoluti dell’acquisto compulsivo. Preparatevi gente, la guerra è appena cominciata

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