Militari in villeggiatura forzata

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D’altronde il maschio svizzero, destinato all’esercito di milizia dalla culla, lo sa. A fronte di una scuola reclute che ti fa “cacare sangue”, come direbbe un qualsiasi sergente istruttore dei marines, partecipiamo a decine di corsi di ripetizione, dove la noia è una compagna costante e ostinata.

Io me le ricordo le giornate, dove avevi un compito, compito che ti occupava al massimo due ore su otto. Il resto del tempo ti giravi i pollici, e se eri fortunato, c’era una bettola nelle vicinanze dove annoiarti, ma almeno in compagnia di una birra in cui affogare ‘sta benedetta noia che ti corrodeva il cerebro.

Perché questa è la realtà, i corsi di ripetizione ti servono sì a rinfrescare i mirabolanti insegnamenti che ti hanno reso in anni gloriosi un prode e letale fantaccino, un letale e preciso cannoniere o un ineccepibile soldato di trasmissioni.

E questo modus operandi ha seguito come una tenace lumaca anche i soldati che l’esercito ha mandato ad aiutare negli ospedali. Leggiamo in fatti da TIO la testimonianza di un milite:


“A causa della mancanza di formazione, svolgiamo solo piccoli compiti ausiliari che non aiutano veramente l’ospedale”, infatti ai soldati non sarebbe permesso nemmeno svolgere mansioni come misurare polso, pressione sanguigna e temperatura corporea e passerebbero le giornate essenzialmente a raccogliere la spazzatura, riordinare e, quando c’è bisogno, vuotare i vasi da notte. “Spesso stiamo seduti per ore e le stesse infermiere non capiscono perché siamo stati convocati”. Il soldato ha scelto di rimanere anonimo in quanto parlare alla stampa sarebbe punibile, ma dichiara di avere deciso di farlo per senso del dovere: “L’umore tra i soldati è sottoterra, e sento che è mio dovere di cittadino svizzero riferire queste circostanze”.


Questo è un problema oggettivo. Siamo certi che da parte dell’esercito c’è una sincera buona volontà nel voler sgravare il personale medico, è però anche vero, e questo capita a tutti i livelli anche nelle case anziani, che i professionisti sono spesso insostituibili. Insomma, non puoi mandare un soldato a fare l’infermiere come non puoi mandare un infermiere a cannoneggiare le postazioni nemiche. Quello che serve e servirà in futuro è più personale specializzato, magari anche militare e che si possa richiamare in caso di altre pandemie. Anche qui, occorre cambiare sistema di pensiero, e costruire oggi per il domani un esercito nuovo, in modo da non fare ancora i pacchiani errori che, nonostante le avvisaglie di SARS e MERS ci hanno colti con le braghe calate.


Una struttura militare che unisca la disciplina tipica del corpo, con professioni utili che possano necessitare per ciò che ci attende domani, non un’improbabile guerra, quanto delle probabili (e annunciate) pandemie o catastrofi naturali.


La società e il sistema devono cambiare e così anche l’esercito. In modo che un soldato possa sentirsi utile e non debba vangare il morale che ha sottoterra.