MPS, stavolta non vi capiamo

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Che si vogliano tutelare i lavoratori, dipendenti o indipendenti è sacrosanto. GAS non ha mai fatto mistero di essere dalla parte di chi lavora, soprattutto delle fasce meno fortunate. Lascia però molto perplessi, l’attacco dell’MPS al Municipio di Bellinzona.

Secondo l’MPS , sarebbe ingiusto “obbligare” i dipendenti comunali della città a fare quattro giorni di vacanza durante la settimana pasquale.

Secondo l’MPS sarebbe una pratica illegale. Il Movimento per il Socialismo avrebbe denunciato questo modo di procedere anche presso alcune aziende private, che avrebbero obbligato i dipendenti a stare a casa, conteggiando questo periodo come vacanza.

Questo non sarebbe giusto, ovviamente imporre delle vacanze forzate a dei dipendenti per non perderci non è etico.

Peccato che tocchi ancora al sindaco Mario Branda spiegare bene la questione, che così esposta si ridimensiona decisamente, leggiamo da La Regione:

“Anzitutto, i dipendenti che non lavorano perché i loro rispettivi settori sono attivi solo parzialmente o non del tutto, percepiscono il salario al 100% . Rispetto al settore privato costretto a far capo al lavoro ridotto, con conseguente riduzione dello stipendio, qui la situazione è diversa. (…) ancora una volta l’MPS vuol far vedere solo quello che gli è più comodo per screditare gli altri. Citando la comunicazione municipale, ha tralasciato due parti fondamentali:

la prima è che chi non desiderasse fare vacanza può annunciarsi alle risorse umane; queste lo affideranno a uno dei servizi ritenuti essenziali; la seconda è che il termine ultimo di fine agosto per smaltire le vacanze dell’anno scorso, è stato prorogato a fine dicembre 2020. Così facendo si potrà meglio gestire lo smaltimento di ferie arretrate quando finirà la pandemia.”

Ci troviamo di fronte a un’emergenza sanitaria unica, che ci ha imposto una crisi pesante. Molte persone il lavoro non lo hanno più del tutto, molti sono messi a riposo con indennità di lavoro ridotto e percepiscono solo l’80% dello stipendio, molti piccoli indipendenti ad oggi non hanno visto un franco e non sanno se lo vedranno.

Se poi pensiamo che il sindacato UNIA in un recente comunicato si diceva preoccupato per la ripresa delle attività e per il rischio di contagio dei lavoratori, la questione lascia ancora più perplessi. Tra l’altro, i dipendenti comunali di Bellinzona hanno un contratto collettivo migliore di quello dello Stato, avendo diritto a un salario minimo di 4’000 fr.

Ecco, in fondo ci si domanda se non si dovrebbe essere un po’ più attenti alla collettività nel suo globale, ed evitare polemiche, soprattutto se costruite con impalcature un po’ deboline. Gridare allo scandalo per un provvedimento del genere sembra veramente, ma magari ci sbagliamo, un pretesto per farsi notare in un periodo in cui si tende a livellare tutto e a preoccuparsi soprattutto della pandemia. In questa crisi siamo tutti chiamati a sforzi e sacrifici. Molta gente soffre, alcuni muoiono e lasciano vuoti e dolore, soprattutto perché il commiato è impossibile.

La nostra struttura sociale patisce: ristoratori, commerciati, operatori turistici, lavoratori dipendenti ed indipendenti (che ad ora non sanno nemmeno ancora se potranno fare capo a un’indennità).

Quattro giorni di vacanze imposte con possibilità di deroga e pagate al 100% non ci sembrano una tragedia del lavoro, e soprattutto , di fronte a quello che succede, sembrano un piccolo pedaggio, dove molti sono chiamati a oneri ben più tragici.

Il virus passerà, e le serie lotte per i diritti del lavoro dovranno essere riprese, con decisione e senza sbavature inutili. Ma soprattutto dovranno essere davvero lotte per i lavoratori, e non iniziative pubblicitarie per avere visibilità gratuita.

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