Neoliberismo ed economia del ricatto

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Il mondo nel quale viviamo è guidato da logiche neoliberiste che portano gli Stati ad alleggerire le proprie politiche sociali, fiscali e ambientali: i grandi capitali rivendicano condizioni che siano loro sempre più favorevoli per accumulare patrimonio, di conseguenza le istituzioni politiche si trovano a mediare tra nuove tensioni dovute a mancanza di stabilità lavorativa, di ridistribuzione del capitale e deperimento degli spazi verdi.

L’economia odierna, basata su princìpi neoliberisti, è caratterizzata dalla crescente incapacità degli Stati di controllare talune derive finanziare e, conseguentemente, nel garantire la giustizia sociale. La concentrazione di enormi capitali nelle tasche di pochi, fenomeno al quale assistiamo anche in Svizzera, è possibile a causa di logiche neoliberiste basate sul principio che un’eccessiva imposizione fiscale freni la vivacità del mercato. A sostegno di ciò interviene la “curva di Laffer”, curva a campana il cui apice indica in che momento l’imposizione fiscale nuoce al mercato.

Purtroppo, l’apice di questa curva è stata portata progressivamente al ribasso comportando la defiscalizzazione dei grandi e grandissimi patrimoni. La defiscalizzazione viene giustificata mediante la teoria del gocciolamento della ricchezza dall’alto verso il basso; una legge naturale del mercato, in seguito a favori fiscali elargiti ai ceti abbienti e abbientissimi, dovrebbe assicurare benefici all’intera società, dalla classe media alle fasce marginali e disagiate.

Il mercato neoliberista però, risponde a leggi che poco hanno a che fare con la giustizia sociale e il benessere comune prediligendo competitività, concorrenza e guadagno ad ogni costo. Questi sono capisaldi che portano l’economia a ricattare le Istituzioni le quali, per non vedere le imprese fuggire dai propri confini, mantengono bassa la fiscalità, leggere le politiche sociali e di protezione dell’ambiente. Là le imprese restano finché non trovano terreni ancor meno vincolati da garanzie di giustizia sociale e amore per l’ambiente.

Il neoliberismo ha dunque dato avvio ad un gioco dove gli Stati sono in ostaggio dei grandi capitali: gli uni rivendicano condizioni fiscali che siano loro favorevoli per accumulare patrimonio, gli altri si trovano a mediare tra nuove tensioni dovute alla mancanza di stabilità lavorativa, di ridistribuzione del capitale e deperimento degli spazi verdi. E come si muove l’individuo all’interno di questo scenario? Il cittadino, strozzato tra un mercato che ricatta e uno Stato che si lascia ricattare, accusa gli stranieri di rubargli il lavoro, i migranti di generare quell’incertezza che sente verso il domani e infine, vive nostalgicamente il sogno di una natura intatta.

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