Orbán, il padrone d’Ungheria

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Il Parlamento ungherese ha approvato i pieni poteri per il premier Viktor Orbán. Col pretesto della lotta all’emergenza Coronavirus, Orbán ottiene il controllo totale sul Paese. Da Budapest arriva la stretta alla democrazia.

Il golpe bianco del magiaro

137 favorevoli e 53 contrari. Con questo risultato il premier ungherese Viktor Orbán si porta a casa la sua vincita: il controllo totale della nazione. 

La legge d’emergenza, votata dal Parlamento lo scorso 30 marzo, è passata senza grandi problemi. Infatti, ad esprimersi a favore sono stati tutti i parlamentari della Fidesz, il partito sovranista di maggioranza a cui appartiene il premier ungherese, insieme ad altri deputati di estrema destra. 

Da questo momento Viktor Orbán detiene pieni poteri; può quindi governare per decreto fino a quando crederà necessario, può decidere di chiudere il Parlamento stesso senza limitazioni di tempo oltre i quali dovrebbe riaprirlo, cambiare o sospendere in modo autonomo leggi in vigore e rinviare, cancellare o addirittura vietare ogni elezione.

E, ciliegina sulla torta, solo il premier in persona sarà l’unico a poter stabilire quando queste prerogative non saranno più necessarie.

L’attacco al quarto potere 

La stretta alla democrazia non avviene solo all’interno degli organi governativi, ma va ad intaccare anche la libertà di stampa e di movimento della popolazione. 

Sono infatti previsti fino a 8 anni di carcere per chi viola il coprifuoco e da 1 a 10 anni per chi diffonde bufale sul virus oppure per chi attacca o critica la gestione dell’emergenza da parte del Governo ungherese. 

In un colpo solo Orbán imbavaglia l’opposizione e gli organi d’informazione contrari al suo totalitarismo.

La falsa lotta al Covid 19

Orbán, così come gran parte del governo ungherese, giustifica l’azione con il pretesto della lotta contro l’epidemia, come del resto accade in altri Stati europei. 

Anche Francia, Gran Bretagna e la stessa Svizzera hanno dichiarato lo stato di emergenza e dato pieni potere ai propri Governi, ma sempre con un limite temporale, rispettivamente di due mesi, sei mesi e un mese . Ed è proprio l’assenza di limite temporale che viene vista con preoccupazione dalle opposizioni ungheresi e dagli esperti di diritti umani che, volgendosi verso l’Europa, gridano al “colpo di Stato”.

Come sfruttare una crisi per avere il potere

È da diverse settimane ormai che ci troviamo in campo, intenti a giocare una partita contro un avversario che non vediamo. La parola Coronavirus è entrata nel nostro quotidiano, ha modificato il nostro stile di vita. Mentre siamo distratti dal virus c’è chi se ne approfitta, nascondendosi dietro alla crisi sanitaria per rafforzare il proprio potere.

Per poter sconfiggere il Covid 19 dobbiamo compiere dei sacrifici, accettare misure eccezionali e che limitano le nostre libertà per il bene di tutti, come la distanza sociale, la quarantena, il divieto di circolare, il rinvio delle elezioni. Accettiamo, forse a denti stretti, queste imposizioni perché sappiamo bene che sono temporanee e che tutto presto finirà. 

Ed è proprio nei momenti di crisi, quando il popolo è vulnerabile e scontento, che è più facile compiere un attentato contro la democrazia. 

Perché diviene più difficile vederne l’abuso. Perché è nei momenti di crisi che parole ossimoro come “democrazia” e “dittatura” possono arrivare ad avvicinarsi così tanto, come sta avvenendo in Ungheria, un Paese dell’UE.

Se questi atteggiamenti autoritari non verranno fermati ci sarà il rischio che, per sconfiggere il virus, se ne diffonda un altro che, dal suo focolaio in Ungheria andrà ad infettare altri Paesi dell’Est Europa, Polonia in primis, e li porterà a sospendere i valori democratici delle loro società. 

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