Paese che vai, Covid-19 che trovi

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Di questi tempi, mentre il conta-morti sale e il numero dei contagiati s’aggiorna di ora in ora, giorno dopo giorno, e gli Stati Uniti svettano drammaticamente in entrambe le classifiche, ci sono domande che tornano puntuali. Che si ripetono. E alle quali non è sempre facile rispondere. Tabelle alla mano ce n’è una che chiama in causa la Germania e la questione riguarda il motivo per cui, rispetto al numero di positivi accertati, possa vantare una mortalità così bassa.

Perché i tedeschi sembrano avere così pochi decessi dovuti al Covid-19, rispetto a Paesi come l’Italia, la Spagna o la Francia? Ma anche rispetto alla Svizzera. La bassa percentuale di morti rispetto ai contagiati è soprattutto dovuta ad una sottostima dei contagi. Rispetto al numero ufficiale di contagiati si suppone che, nel resto dei Paesi europei così come pure negli Stati Uniti, le cifre siano da moltiplicarsi addirittura x10 se vogliamo davvero avvicinarci al numero reale di chi ha contratto il coronavirus Sars-Cov-2.

In Germania, che rimane in assoluto la nazione con il maggior numero di letti attrezzati per la terapia intensiva (la Svizzera è nella media europea, al di sotto perfino dell’Italia), si eseguono pure più tamponi che altrove permettendo di avere una visione ben più aderente alla realtà di quella che è la vera pericolosità e diffusione del virus. Di fronte al quesito, l’eurodeputato tedesco e medico di professione Peter Liese, membro della commissione Ambiente, Salute e Sicurezza Alimentare, ha risposto “è una domanda che viene fatta spesso. Direi, secondo la mia esperienza, che ci sono diversi motivi. Anzitutto, in Germania abbiamo avuto più tempo per prepararci, e il sistema sanitario è piuttosto buono“.

Il secondo motivo è “che molte delle infezioni in Germania vengono da persone che sono andate a sciare nell’Italia del Nord, nel Sud Tirolo o nel Tirolo austriaco. Ci sono stati dei focolai nelle stazioni sciistiche: sono andati a sciare, sono tornati, si sono ammalati, sono stati trovati positivi e magari erano gruppi di amici…quando vai a sciare, per definizione non hai più di ottant’anni e non sei seriamente ammalato, cioè non sei sottoposto a cure oncologiche, cardiologiche o per patologie polmonari“.

Il motivo per cui la mortalità in Germania è così bassa, va ricercata anche nella natura e all’origine dei focolai. Ad aver diffuso il virus sono persone in buona salute che evidentemente hanno una probabilità maggiore di sopravvivere al virus. Non a caso, in Ticino, un terzo dei morti finora registrati sono decessi di over65, parecchi dei quali di residenti in case per anziani. Una situazione tragica che ricorda tanto quella di un cerino gettato in un fienile. Inoltre rapportato alla popolazione totale, la Svizzera ha al momento il numero più alto di casi diagnosticati in Europa. Più di 250 casi ogni 100’000 abitanti. Un rapporto che s’impenna ulteriormente in Ticino. 715 su 100’000.

Un’emergenza sociale e sanitaria di dimensioni tali da imporre una riflessione e dei correttivi urgenti. In Svizzera come altrove. Del resto che la spesa sanitaria venga dopo quella militare e sia secondaria rispetto all’attenzione finora data ad altri fattori, in primis alla tenuta economica del capitalismo di fronte alla crisi generata dal Covid-19, ce lo insegnano proprio i primi della classe. Gli Stati Uniti. Ormai in piena débâcle. Con un sistema sanitario nazionale inesistente.

Una nazione dove afroamericani e latini muoiono quattro volte più dei bianchi. Perché lì come altrove il virus si è soprattutto diffuso tra chi vive in condizioni di disagio, tra le fasce più deboli della popolazione che non hanno la possibilità di accedere a un’assistenza sanitaria degna di questo nome. In altre parole, il Covid-19 è, negli Stati Uniti ma non solo, una questione soprattutto di giustizia sociale, oltre che sociale e basta.

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