Pensierini dalla cattività, si va avanti.

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Da quando si parla di «ripartenza» o «nuova fase» i morti non fanno più notizia. Erano «storie» sono diventati cifre, numeri buoni per le statistiche o i grafici. Nemmeno sono più in pole position nei telegiornali, vengono dopo, in terza o quarta battuta. Il lutto ora va elaborato in fretta… dobbiamo rientrare nell’orbita dell’efficienza aziendale e della redditività del tempo. Un duro colpo per chi sogna «non sarà più come prima».

I pasti stanno assumendo una certa solennità, va ammesso. Sono maggiormente curati, ci si accosta con altra predisposizione. Anche le cantine private risentono di questa pandemia. Bastano due bicchieri a pasto e la bottiglia al giorno non c’è più. «Io inizio da quello buono, non si sa mai» è stato letto sui social… ;

Diamo i numeri. Si entra nella fase 2 con la speranza che non si riveli una fase 05. Si entra nella fase 2 e, se tutto andrà bene, arriveremo anche alla 3. Sperando che il caso non ci riporti a quella bruttissima casella del gioco da tavola, quel «torna alla fase 1» che sarebbe davvero un brutto colpo. Stando ai numeri: illuminante il saggio di Giordano «Nel contagio», appena pubblicato dalle edizioni congiunte «Einaudi» e «Corriere della sera». Il punto di vista della matematica: ineccepibile e salvifico nei confronti di certe teorie vaganti sul web… .

Come ti va, chiedo ad un amico ritrovato telefonicamente grazie a questo periodo di temporalità atipica. Risponde : «Hai in mente le domeniche pomeriggio senza calcio, quelle che non finiscono mai con una noia infinita… e senza prospettive per la sera, anche loro senza pallone ? Ecco adesso sono settimane che è così» … ;

«State a casa: non potete correre il rischio di andare ad imbrogliare gli ospedali già presi dal virus». Va bene. Però fino a due mesi fa ogni tanto veniva riproposta la campagna di attenzione contro gli incidenti domestici, «più numerosi e pericolosi di quanto non si pensi». E’ così. Ma stiamo a casa, scacciando dalla mente la considerazione per cui … chi scrive ha rotto le due spalle, tutte e due restando a casa.

Nel canton Zurigo verrrano abolite le note nelle scuole elementari. Il virus è anche portatore di buone notizie. Chissà che non sia la volta buona anche per il canton Ticino, e non solo come misura straordinaria: il senso delle valutazioni numeriche per bambini dai 6 agli 11 anni oggettivamente sfugge;

Le librerie, perché non aprirle? Così come le biblioteche? Per certi cittadini il «libro è come il pane» e dunque è sbagliato continuare a tenere chiuse queste dispense intellettuali: basta garantire e osservare le norme di distanza sociale et voilà. E poi in questa sospensione del tempo avere libri a disposizione è tanta roba. L’iniziativa è partita oltre confine ed avuto un certo riverbero anche in Ticino (almeno sui social…). Poi la cosa si è smorzata. In Italia molti librai hanno detto «no, grazie, ci basta la consegna a domicilio». Anche da noi c’è una disparità di parere. Tanti titolari di librerie sono presenti sui social in modalità accattivante (giusto per mantenere una fidelizzazione), altri spediscono pacchi. Ma sull’apertura … . Il perché è presto detto: manca la materia prima. Da due mesi non è più stato stampato un libro che è uno. E le librerie vivono soprattutto di novità. Senza dimenticare che tutti i lettori hanno a casa un bel po’ di libri acquistati e mai letti, è una norma. Senza dimenticare di fare ricorso agli e-book… .

Prova molto impegnativa per i docenti che, in un battito d’ali, si sono visti confrontati con un altro mestiere: quello delle lezioni a distanza. Insegnare è anche muovere energia, non è solo mescolare pietanze diverse (un po’ di grammatica, una scheda di biologia, una pagina di storia). Non è facile, va detto. Qui cambia tutto, e all’improvviso. Sarà interessante, finita la tempesta, raccogliere i pareri consuntivi e pianificare tanti corsi di aggiornamento.

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