Plein prende gli aiuti e licenzia

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Philipp Plein, il Creso tutto dorato, l’uomo dalle giacche di coccodrillo da 80’000 franchi, il guitto dell’alta moda, è di nuovo in passerella.

Nella sua sfrenata esibizione di boria, ha proprio quell’atteggiamento da nobilastro settecentesco, tutto cipria e parrucchino, che si tampona il naso quando passano i poveri e che butta le monetine dal balcone per vederli azzuffare.

Di Plein abbiamo parlato diffusamente in tempi passati. Coccolato dalla città di Lugano e dal suo sindaco, era finito sotto la lente dei sindacati per il suo atteggiamento verso il personale. (leggi qui sotto)

Plein, naturalmente (potevate dubitarne?) ha subito fatto fronte agli aiuti cantonali per l’orario ridotto. Insomma, è uno che produce, anche se tratta i dipendenti come un barone tratta i suoi lacché, vorrai mica negargli gli aiuti stanziati dalla confederazione per il sostegno all’economia.

Non sarebbe giusto non darglieli solo perché è simpatico come le ortiche sotto le ascelle e perché nel suo personale c’è un turnover annuale come tra gli allenatori del Lugano.

Plein però, che ha il senso etico di Lucrezia Borgia ha già cominciato a licenziare. Sette lettere di disdetta sarebbero già arrivate ad altrettanti dipendenti. Nella sua sede di Milano, gli operai sono tutti cassintegrati, e nonostante il divieto di licenziamento emanato dal governo per i due mesi di blocco, molti sentono l’alito di Plein sul collo.

D’altronde Plein mica è ricco perché è pietoso con quei poveracci che spreme come limoni. Lo è perché sfrutta le occasioni, perché è spregiudicato (e il mondo della moda è peggio di Wall Street) e perché considera il profitto l’unico valore perseguibile.

Il sindacato OCST parla di comportamento “scorretto”.

Un giorno ci piacerebbe che l’OCST tirasse fuori gli attributi e dicesse la verità senza tanti giri di parole edulcorate.

È una schifezza. Plein si comporta in Ticino come se fosse un nobilastro feudale, con sprezzo delle persone e del lavoro, ignorando completamente il tessuto sociale in cui si trova e avvantaggiandosi unicamente dei regali fiscali. Plein è quell’economia a cui ci inginocchiamo per elemosinare una manciata di milioni di tasse.

Ticinolibero riportava la testimonianza di un dipendente nell’aprile del 2018:

“Quando Plein era in azienda la gente aveva paura, ci sono state persone licenziate in tronco e altre che sono state licenziate perché non erano presenti ad una riunione lastminute dopo l’orario di lavoro, in quanto gli stessi hanno magari famiglia e/o impegni già prefissati”.

A focalizzare il pensiero di molti, un post del granconsigliere socialista Henrik Bang:

“Ecco, solo l’idea di indossare uno dei suoi capi mi farebbe sentire complice di una mancanza di etica e responsabilità sociale e non sarei in pace con me stesso, ma per fortuna di suoi capi non ne ho e presumibilmente mai ne avrò. Lo STATO garantisce il lavoro ridotto ai suoi dipendenti e paga i salari al 80%, l’imprenditore non ha costi. (…)”

A volte viene da pensare che sarebbe meglio essere magari più poveri ma meno schiavi di coloro che usano la loro ricchezza per ripetere in fondo i modelli che ci vengono dai secoli passati. Che il cantone verifichi, seriamente e senza guardare in faccia. A nessuno. I nostri soldi Plein li prende solo se sta alle regole, sennò quella è la porta.

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