Se la notizia è ancora il Coronavirus

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Perché una cospicua fetta di tutti noi si è stufata delle notizie sul Coronavirus e sull’evoluzione della pandemia? La risposta va probabilmente cercata nel meccanismo che regola il mondo dell’informazione e il ricircolo delle notizie. Pensateci. Dopo due settimane una notizie è ormai vecchia. Logora e consunta. Figuriamoci quindi dopo due mesi. Eppure, malgrado l’aria sia pesantemente viziata, tutto ruota ancora attorno alla diffusione del Covid-19.

Ecco perché non sono pochi quelli che si sentono, non solo ostaggi di una crisi sanitaria globale, ma anche dell’informazione che batte sempre sullo stesso chiodo. Ed effettivamente non hanno torto. Fuori c’è un pianeta che continua a girare e che va raccontato al di là del virus e dei dati, delle scoperte, delle analisi e delle notizie che riguardano il contagio.

Stiamo evidentemente parlando di un evento, di un avvenimento senza precedenti, almeno non dopo l’epidemia d’influenza del 1918, la cosiddetta Spagnola, che fece tra i 50 e i 100 milioni di morti in tutto il mondo. Ma è anche vero che le uniche notizie in arrivo non possono essere solo Corona-centriche. Il fatto che lo siano, o almeno che così ci sembri, può essere facilmente spiegato con un esempio che chiama in causa i sassi gettati intenzionalmente dal cavalcavia. Sassi, proprio così.

Qualche anno fa un paio di imbecilli, lanciando per gioco delle pietre da un cavalcavia, riuscirono purtroppo a centrare un’auto. L’impatto provocò la morte della donna seduta al fianco del conducente. Quell’incidente mortale fece scalpore e riempì per almeno un paio di settimane i telegiornali e le pagine dei giornali italiani. Di più. Dal quel momento in poi non ci fu giorno senza un altro episodio simile. Di idioti lì pronti al tiro al bersaglio. Per fortuna però senza conseguenze altrettanto gravi.

D’improvviso sembrò di trovarsi di fronte a un’epidemia di gente impazzita che, dai cavalcavia provava, a centrare le auto a sassate. C’è chi parlò di emulazione di quel primo sciagurato gesto. La verità era invece un’altra. Comunque sia, quell’allarme e quella notizia si spensero nel giro di qualche settimana e i folli lanciatori di pietre sembrarono finalmente spariti dalla faccia della Terra. Di sicuro scomparvero dalle prime pagine dei giornali e dalle tivù.

Ma veniamo ai fatti. La verità è che, sia prima ma anche dopo quell’episodio criminale, di mentecatti che per gioco, sfida o per noia si sono dati appuntamento su di un cavalcavia non sono mai mancati. Percentualmente, il numero di casi simili, nel corso degli anni è stato sempre stabilmente lo stesso. Senza che dopo quel primo morto ci sia stata una reale corsa all’emulazione o un incremento improvviso. Anzi. A cambiare era stata solo l’attenzione dei media e le notizie di episodi simili date a partire da quel tragico fatto. Insomma, tutta solo una questione di percezione. E la stessa cosa vale per il Coronavirus.

Di altri virus, dalla Sars alla Mers, passando per Ebola, nel recente passato ce ne sono stati diversi. E tanti altri ce ne saranno ancora. Ma non è incancrenendosi sul racconto di quest’unico virus, come cavalli scossi e col paraocchi che più corrono e più macinano chilometri che arriveremo davvero da qualche parte. La bellezza del mondo che ci circonda sta nella sua varietà. La stessa cosa vale per il mondo dell’informazione e delle notizie.

Secondo uno studio condotto dall’Università di Harvard, a inizio marzo negli Stati Uniti, una pagina ogni quattro di quelle consultate online c’entrava con il Coronavirus. Dopo un picco l’attenzione, in poco meno di un mese, è andata però scemando. Anche perché l’angoscia creata da questo bombardamento mediatico ha prodotto un distacco che, pensando soprattutto alla fase di progressivo allentamento attesa nelle prossime settimane, potrebbe addirittura risultare controproducente.

Ed è la stessa Organizzazione mondiale della sanità ad ammettere che esiste un evidente legame tra la sovrabbondanza di notizie sul virus e un senso di paura e di ansia diffuso tra la popolazione. Se da una parte l’OMS fa di tutto per arginare la disinformazione, o peggio le fake news, dall’altra consiglia di evitare di insistere su quelle notizie che potrebbe essere troppo angoscianti. Eccessivi aggiornamenti, come nel caso dell’onnipresente numero di morti e malati di Covid-19, non possono che gettare molti di noi nello sconforto. Ecco perché, per dare un po’ di tregua ai nostri nervi, non sarebbe male smetterla anche stavolta coi sassi. E magari passare ad altro.

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