Servizio pubblico e Coronavirus

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Com’è cambiata l’offerta del Servizio pubblico radiotelevisivo in tempi d’emergenza sanitaria da Covid-19? L’inevitabile blocco di alcune produzioni, soprattutto nell’ambito dei programmi d’intrattenimento e della fiction, ha restituito un ruolo da protagonista all’informazione. Dalla Rai alla RSI, passando per tutte le altre televisioni pubbliche d’Europa e non, si è dovuta riorganizzare l’offerta televisiva e radiofonica, dando la priorità agli spazi informativi e agli speciali dedicati al Coronavirus e alla sua diffusione.

In questo momento, anche per noi, le complessità da affrontare sono veramente tante” ha ammesso Reto Ceschi, responsabile del Dipartimento Informazione RSI. “Sin dai primi giorni dell’emergenza abbiamo costantemente riorganizzato i turni di presenza e gli spazi di lavoro giornalistico e produttivo, affinché fossero garantite le distanze di sicurezza e le norme igieniche. (…) Non è facile lavorare in queste condizioni ma, oggi più che mai, il ruolo dell’informazione di Servizio pubblico è di fondamentale importanza per tutto il paese e noi lo assumiamo e garantiamo pienamente anche durante l’emergenza Coronavirus”.

La crisi attuale ci ha dimostrato non solo l’importanza del Servizio pubblico – qualora davvero ce ne sia mai stato il bisogno – ma anche di quanto sia indispensabile proprio in questi frangenti. Cioè quando ad accogliere le istanze delle istituzioni non può che essere un’unica voce riconosciuta per la sua autorevolezza. Quel Servizio pubblico così tanto bistrattato e messo in discussione fino all’altro ieri, quando in molti non ne coglievano più la necessità. Un’utilità che invece oggi si rivela più evidente che mai.

Soprattutto se consideriamo come, nella selva di notizie e indicazioni spesso contraddittorie o in continua evoluzione, ciò che va assicurato è proprio un flusso d’informazioni che risulti essere credibile e chiaro. Oltre che immediato e facile da consultare. Di più, le esigenze maturate in ambito scolastico, devono fungere da stimolo affinché la funzione di canale anche educativo torni a essere il cuore di un motore necessario ad assicurare pluralità e ricchezza d’informazione. Lo Stato, oggi più che mai, non deve abdicare al suo ruolo di formatore e d’informatore.

Un po’ come accadde per la Rai negli anni Sessanta del secolo scorso, quando andava in onda la storica trasmissione “Non è mai troppo tardi”, un programma formativo dedicato alla lingua italiana. In molti, all’epoca, nell’Italia del boom economico non sapevano né leggere né scrivere e, proprio il Servizio pubblico, mise in prima serata il maestro Alberto Manzi che faceva lezione a una vera classe di analfabeti. Gente comune che non si vergognava di mettersi in gioco pur di colmare questo tipo di lacuna e ben prima dell’avvento dei reality. Perché il Servizio pubblico è anche questo. Essere al servizio di.

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