Svizzera, il dente avvelenato delle Iene

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Dallo scoppio della pandemia di Covid 19 dapprima in Ticino e quindi nel resto della Svizzera, sono stati pochi i media italiani – parlati e scritti – a riferire della situazione nel nostro Paese. Regolarmente i telegiornali della Penisola passano in rassegna il numero dei contagiati e dei morti di tutti i Paesi europei – e intendo europei a livello geografico, non politico – tralasciando regolarmente la Svizzera, duramente colpita dal virus. Quando però vi è da ironizzare e criticare negativamente ecco che spuntano “Le Iene”, che si sa, contro la Svizzera e il Ticino in particolare hanno il dente avvelenato.

Canton Vaud … anche no!

E la trasmissione di Italia 1 lo ha fatto giovedì scorso puntando il dito contro la decisione del Consiglio Federale di fissare al prossimo 11 maggio la riapertura delle scuole dell’obbligo in Svizzera. Come spesso avviene quando “Le Iene” consacrano una loro trasmissione alla Svizzera e in particolar modo il Ticino – e ricordiamo le puntate dedicate ai “bordelli” di Lugano – il loro servizio non era privo di sbagli. Prima su tutti un dato secondo cui sarebbe il Canton Vaud ad essere il più colpito dal Coronavirus in Svizzera …

Ad onore del vero lo dice un papà italiano, guarda caso, che ci vive da dieci anni e che è preoccupato per la salute dei suoi due figli. Non sarebbe però costato un grande sforzo ai giornalisti della trasmissione verificare i dati su scala nazionale per costatare che, ahimé, il cantone svizzero a pagare il tributo più alto alla malattia è il Ticino, quel triangolo che penetra come un imbuto nella Lombardia, epicentro della pandemia la cui gestione, checché se ne dica, non è stata gloriosa da parte delle autorità regionali.

Un sentore di astio purtroppo spesso reciproco

Questo strano approccio dei media italiana alla realtà svizzera – e gli esempi da portare sarebbero tanti – ha come un sentore di astio che purtroppo è spesso reciproco tra la gente comune da tutte e due le parti del confine. Non dovrebbe però essere il caso della stampa, e prova ne sono i servizi interessanti e costruttivi che la RSI, per citare soltanto il canale della televisione pubblica della Svizzera italiana, ha recentemente consacrato alla Lombardia e ai suoi sforzi per risalire la china.

I bei gesti sono taciuti

Io, di doppia nazionalità, nata in Italia da padre italiano e madre svizzera, ma giunta in quel di Neuchâtel all’età di quattro anni prima di stabilirmi definitivamente in Ticino nel lontano 1985, ho sempre sofferto di certe incomprensioni tra i due Paesi, in special modo nei decenni passati. Ora mi domandavo, perché questo continuo punzecchiare? Possibile che anche in periodo di grande disagio come quello che stiamo tutti vivendo attualmente Le Iene non abbiano trovato qualcos’altro da raccontare sulla situazione Covid 19 in Svizzera? In Danimarca e in Svezia ad esempio, le scuole sono addirittura già state riaperte senza che Le Iene ne abbiano fatto menzione.

Non si è invece sentito parlare da parte dei media italiani, a mia conoscenza perlomeno, dei bei gesti fatti da cittadini ticinesi o residenti che hanno messo gratuitamente a disposizione stanze o addirittura appartamenti interi per personale sanitario frontaliere impossibilitato a tornare in Italia durante i periodi di massima emergenza. Neppure è stato dato risalto all’offerta della Svizzera, anticipata dal consigliere federale Ignazio Cassis, di prestare aiuto all’Italia, accogliendo contagiati italiani negli ospedali della Confederazione. Forse queste sarebbero notizie che meritano di essere date. A titolo di paragone, e senza volere polemizzare, il presidente francese Emmanuel Macron, in un discorso alla nazione, aveva ringraziato non soltanto la Germania, ma anche la Svizzera per la disponibilità dimostrata. I ringraziamenti dell’Italia per il gesto della Svizzera? Chissà, saranno stati fatti privatamente al ministro Cassis!

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