Trump contro l’OMS

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Il presidente degli Stati Uniti d’America, minaccia di tagliare i fondi all’Organizzazione Mondiale della Sanità, colpevole secondo lui di aver dato in ritardo l’allarme della pandemia e di avere delle simpatie per la Cina.

“OMS, nonostante sia per la maggiore finanziata da noi, si dimostra troppo filocinese. Non ha lavorato bene”. Così, con un cinguettio su Twitter, Trump sferra il suo attacco all’Organizzazione, rea di aver taciuto riguardo alle reali condizioni in cui versava la Cina, ritardando così l’allarme pandemia perché troppo vicina al Governo di Pechino. Il presidente lascia intendere che prenderà dei provvedimenti, il primo fra tutti un possibile taglio dei proventi, che ammontano a circa un decimo del bilancio da 6 miliardi di dollari dell’organizzazione “d’ora in poi la terremo d’occhio”.

Ma sono davvero andate così le cose oppure l’accusa è l’ennesima strategia del magnate per trovare una capro espiatorio su cui scaricare i propri errori?

Quello che ha fatto l’OMS

Due sarebbero le colpe da imputare all’OMS secondo il presidente. La prima, quella più grave, di aver taciuto la gravità di quanto accadeva nella Repubblica Popolare proprio per favorire quest’ultima. La seconda, di aver criticato la scelta, datata 31 gennaio, di Trump di bloccare i voli per gli USA.

L’Oms ribadisce che è stata Pechino invece a ritardare la comunicazione dei dati di oltre un mese. Se i vertici cinesi avessero parlato prima, il virus, con molta probabilità, si sarebbe potuto fermare a Wuhan. Se al suo interno l’Organizzazione ha attaccato duramente la Cina, pubblicamente non l’ha fatto. Questo perché non sarebbe servito a nulla se non ad alimentare lo scontro in un periodo in cui serve la collaborazione di tutti. Le accuse e i processi sono quindi rimandati a dopo la pandemia.

Il direttore dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus dichiara l’emergenza internazionale il 30 gennaio, e la pandemia solo un mese e mezzo dopo, l’11 marzo. Secondo collaboratori interni Tedros non poteva fare altrimenti, doveva attenersi alla scala di proporzionalità adottata nei casi di crisi.

Per quanto riguarda la questione del blocco aeroportuale l’Oms fa sapere che la decisione fu contestata perché ormai il danno era fatto e ciò non sarebbe bastato per contenere un virus già in circolo su scala globale da due mesi; e perché monitorando gli aerei sarebbe stato più facile controllare chi arrivava e isolare i contagiati.

La Casa Bianca già a gennaio sapeva

Solo qualche settimana fa, era lo stesso Trump a criticare Tedros, accusandolo di fare allarmismo e di fornire dati falsi sulla mortalità da Covid 19.

Non solo: all’attenzione ci sarebbero dei memo scritti da Peter Navarro, consigliere molto stretto del magnate, che in ben due occasioni, avrebbe messo in guardia la Casa Bianca sui possibili rischi sanitari ed economici della pandemia. Un allarme che ancora non trova ascolto, dato che Trump preferisce seguire il suo istinto piuttosto che appellarsi a ciò che dice la scienza.

“Non politicizzate il virus”

Mentre Trump è alla disperata ricerca di qualcuno a cui puntare il dito, la sua Nazione versa in condizioni critiche. Solo lo Stato di New York registra oltre 160 mila contagi, più dell’Italia intera. Nel complesso, l’America dice addio a oltre 18 mila persone, 5 mila solo negli ultimi cinque giorni.

A dimostrare che nemmeno la morte del proprio popolo frena una certa classe politica dal fare il solito becero gioco raccatta voti e consensi.

Non ci sono risposte adeguate da aggiungersi a tali di ottusità se non quelle di Tedros stesso che, in risposta al presidente USA, lancia un ultimo disperato appello: “il focus di tutti i partiti politici deve essere salvare le persone. Per favore mettete in quarantena la politicizzazione del virus. Se non volete ancora più sacche per i cadaveri, non vi dividete”.

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