Un nuovo futuro col reddito minimo

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Il coordinatore di GAS mi ha chiesto più volte di scrivere a proposito del reddito minimo garantito o del reddito universale, ma ho sempre aggirato il tema trattandolo indirettamente.

Oggi voglio provare ad accontentarlo immaginando un modello economico (minimo e indicativo) che parta proprio da questa idea, sperando poi che i lettori di Gas Social possano contribuire con suggerimenti: anche se non interessa alla maggioranza della politica, nulla ci vieta di divertirci a immaginare un mondo migliore!

Iniziamo a livello micro, ipotizzando un reddito minimo garantito di 2000 franchi per ogni individuo a partire dai 16 anni di età. Per i figli possiamo supporre un reddito di 500 franchi a dipendenza della situazione finanziaria della famiglia (il sistema scolastico è gratuito). Questo reddito universale implica l’abolizione di Avs e assicurazione disoccupazione, mentre il secondo pilastro – che dovrà essere adeguato alla nuova situazione – dovrebbe passare sotto il controllo pubblico con l’obbligo di non operare sui mercati finanziari (questo non dovrebbe impedire l’acquisto di determinate azioni societarie). Il reddito base di 2000 franchi viene versato fino a quando il reddito dell’individuo non supera i 5000 franchi: a questo punto inizia a decrescere fino ad azzerarsi quando si raggiungono gli 8000 franchi mensili.

Sui 2000 franchi non si pagano imposte, ma poi le aliquote entrano in azione con una progressione adeguata. Le aliquote sul patrimonio invece rimangono e dovranno essere fortemente progressive (a livelli degli anni ’60 del secolo scorso) affinché si possa applicare una buona ridistribuzione della ricchezza. Anche le imprese continueranno a pagare imposte appropriate sull’utile, controbilanciate da una defiscalizzazione degli investimenti innovativi, per le politiche all’impiego e per la sostenibilità ambientale.

Siccome la salvaguardia del pianeta è centrale, è necessario anche agire per l’implementazione di un modello economico diverso, che favorisca l’economia locale, grazie anche a un’agricoltura decisamente più sostenibile di quella attuale. Bisogna favorire l’autoconsumo, che con il reddito di base diventa possibile grazie al maggior tempo a disposizione per un numero importante di persone.

Contemporaneamente è necessario ridurre drasticamente l’inquinamento (già con un’agricoltura più sostenibile si otterrebbero buoni risultati) riducendo gli spostamenti con vettori inquinanti. Si potrebbe iniziare dai viaggi in aereo, che non dovrebbero mai costare meno di 500 franchi (ipotesi), e con un forte aumento del prezzo del carburante, salvo eccezioni come ambulanze, pompieri, polizia, mezzi di trasporto pubblici e per coloro che per mancanza di alternativa devono utilizzare un veicolo a motore. Con le nuove tecnologie dovrebbe oggi essere relativamente facile gestire le eccezioni. Ad esempio, un lavoratore delle valli che deve recarsi ogni giorno al lavoro, ha diritto a un tot di km annui a un prezzo “politico” e per il resto dei km paga il prezzo “normale”. Certamente non è possibile ridurre l’utilizzo del veicolo senza un adeguato incremento dei servizi pubblici o di altre forme di spostamento sostenibile come piste ciclabili adeguate.

Nel nostro Paese esiste poi un aspetto centrale, la cui soluzione non è semplice: il sistema sanitario, i cui costi sono altissimi e non possono più essere caricati – in gran parte – indistintamente sui cittadini. Soprattutto, nel modello ipotizzato, non è possibile che una persona che si accontenta di un reddito minimo perché, ad esempio, intende dedicarsi al volontariato, alla cura dei figli e dei genitori, possa affrontare le spese dell’assicurazione malattia. In un qualche modo il sistema deve diventare pubblico e finanziato con entrate specifiche, per esempio attingendo a una parte degli utili della banca nazionale o creando un fondo d’investimento pubblico come quelli che già esistono in diversi Paesi.

Naturalmente questo modello funzionerebbe solo se lo Stato potesse attingere ad entrate sufficienti. Convogliare Avs e assicurazione disoccupazione garantisce una buona base, ma non sufficiente. Diventerà indispensabile pensare a una nuova fiscalità che vada a toccare i patrimoni elevati ma soprattutto le multinazionali – in particolare quelle legate alle nuove tecnologie informatiche – che oggi versano nelle casse pubbliche importi ridicoli.

Ovviamente un simile modello avrebbe senso solo se fosse applicato a livello globale, o perlomeno su scala europea. È altresì chiaro che gli importi devono essere adattati al potere d’acquisto dei singoli Paesi, ma in prospettiva i valori dovrebbero convergere anche i termini assoluti.

Come già affermato in un precedente articolo, questo è il momento migliore per iniziare a pensare a un modello diverso, proprio perché le persone si stanno rendendo conto dell’assurdità del modello precedente, principale colpevole della pandemia. Aspettare che le cose tornino alla “normalità” potrebbe avere conseguenze molto negative. Oggi i politici sono impegnati a risolvere questo grave problema, ma dovrebbero avere il coraggio di delegare a degli esperti l’elaborazione di un progetto di ripresa che cerchi di salvare quanto è ancora salvabile.

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