Un virus, due Americhe

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Avrei voluto abbracciare Chris dopo l’intervista.
Ma non si può. Lui s’è commosso, io pure.
Non è un medico, non è uno degli eroi con la mascherina.
Però ha iniziato a produrle per loro.
Visiere protettive trasparenti, di polietilene, come in questa foto.

E camici usa e getta.



Di mestiere, alla periferia di Baltimora, faceva altro. Stand per esposizioni ed eventi di marketing.
Il suo settore è stato fagocitato dalla pandemia.
Ma Chris nell’arco di un weekend s’è reinventato il lavoro. E lo ha restituito a metà dei suoi 23 dipendenti, messi in congedo non pagato la settimana precedente.
“Avevo macchinari e materiali, mi son chiesto come rendermi utile”, mi dice nel suo capannone.
Testa bassa e cuore alto. C’è da lavorare. Per gli altri, stavolta.
Avrebbero fatto lo stesso all’imbocco della Val Seriana o in Brianza, lo so per esperienza.
Ma accade anche qui. Questa è l’altra America.
Ci sono migliaia di Chris che da una costa all’altra moltiplicano gli sforzi per salvare medici, personale sanitario e infermieri in troppi casi buttati allo sbaraglio senza protezione e condannati a infettarsi.
Al netto della retorica bellica abusata in questi tempi, sono militi scagliati verso l’ignoto con suole di cartone.
Malgrado gli sforzi di Chris, nel suo capannone si produce solo plastica.
Purtroppo la leadership di PVC è inutile, andrebbe forgiata d’acciaio nel ventre di un altoforno. Per garantire solidità a un paese che barcolla.
I governatori continuano a implorare mascherine e respiratori.
Scarseggiano le “riserve strategiche nazionali”, parole piene di sillabe ma con i depositi vuoti.
La leadership sembra di cartapesta.
Ieri è addirittura atterrato un cargo dalla Russia all’aeroporto JFK di New York. Trasportava 60 tonnellate d’aiuti di materiale protettivo sanitario.
Sembrava il pesce d’aprile su Twitter di un boot al soldo del Cremlino.
Passi pure per la nave-ospedale della marina americana in transito davanti alla Statua della Libertà.
Ma l’Antonov russo atterrato tra i grattacieli di Manhattan è sembrato davvero una beffa a qualcuno.
Pragmatismo dettato dall’emergenza o svendita dell’orgoglio stelle-e-strisce?
Le leadership di cartapesta cedono. Come il governatore della Florida. Ostinato contro l’evidenza. Si è rifiutato fino all’ultimo di imporre limiti e distanze sociali in uno Stato con 22 milioni di abitanti e migliaia di contagi.
“È una follia” mi ha detto ieri mattina l’avvocato Daniel Uhlfelder al telefono da Santa Rosa Beach.
Aveva appena avviato un’azione legale contro il governatore della Florida. “Mai avrei pensato di chiedere a un tribunale di proteggere la mia famiglia e la mia comunità dal coronavirus”.
Poche ore dopo il governatore ha ceduto. Come la cartapesta.
Questa è l’altra faccia dell’America. Una faccia tosta. Livida di alterigia. Sigillata nelle proprie idiosincrasie.
E pronta a prendere le armi. Come sempre qui.
Nel mese di marzo l’FBI ha effettuato 3,7 milioni di cosiddetti “backgroud check”, i controlli per l’acquisto delle armi.
Un record mai raggiunto prima.
Nello stesso periodo – un mese – 1,9 milioni di pistole e fucili sono stati venduti.

Emiliano Bos

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