USA: barboni parcheggiati

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Mentre in Francia il presidente Macron sta requisendo da alcuni giorni degli alberghi vuoti per ospitare i senzatetto durante il periodo di emergenza da Coronavirus e stessa cosa sta facendo a Roma la sindaca Vittoria Raggi, negli Stati Uniti le persone senza fissa dimora non se la stanno passando altrettanto bene.

È di questi giorni la notizia che ha suscitato scalpore secondo cui a Las Vegas, la città del lusso sfrenato, le autorità dopo aver chiuso un centro di accoglienza, hanno letteralmente “parcheggiato” i barboni all’aperto sul posteggio di un centro commerciale.

I senzatetto parcheggiati sotto le stelle

Il centro di 500 posti letto che li ospitava fino a poco è stato infatti chiuso dopo che uno dei suoi ospiti ha contratto il virus. In assenza di un’altra soluzione, così è stato detto, le autorità sanitarie dello stato del Nevada hanno quindi disposto l’installazione dei senzatetto in un parcheggio all’aperto, creando appositi settori delimitati da strisce già esistenti per i posti auto cosicché ogni rettangolo possa fungere da spazio singolo e garantire la distanza sociale.

Il corrispondente della RSI negli Stati Uniti Emiliano Bos l’ha scritto in un suo commento su Facebook. Lo citiamo: “I più fortunati hanno ricevuto un tappetino blu per dormirci sopra (…) tutti a dormire sotto le stelle che lungo la striscia di Las Vegas sono finte pure quelle” … Per poi sottolineare giustamente: “Oltre 110 alberghi, uno accanto all’altro, 150mila posti letto, vuoti. E che resteranno tali. E gli homeless di Las Vegas resteranno per strada, sembra una bestemmia contro il buon senso.”

Dal canto loro le autorità del Nevada hanno ribadito che quella del parcheggio all’addiaccio è stata l’unica soluzione trovata attualmente visto che l’altro centro presente in città è completo. Nello Stato sono alcune migliaia le persone senza dimore che si accampano alla bell’e meglio nei rifugi, sotto i portoni e addirittura nelle fognature. Nella città del gioco dove sono stata due volte negli ultimi 20 anni, la seconda quasi tre anni or sono, il degrado che ho potuto costatare in questi due ultimi decenni era davvero palese: mentre alla fine degli anni ’90, di homeless a Las Vegas non se ne vedevano, nel 2017 i “clochards” che chiedevano l’elemosina li vedevi fino davanti agli ingressi dei lussuosi alberghi. Una realtà, ad onore del vero, che non toccava soltanto la capitale del Nevada, ma anche centri urbani come Los Angeles o San Francisco ad esempio.

La decisione scellerata di Trump

Ci si può quindi chiedere come mai il presidente Trump che ha generosamente stanziato miliardi di dollari per risollevare l’economia degli States, non possa agire come sta facendo il suo omologo in Francia e requisire gli alberghi vuoti per ospitare i senzatetto.

Sempre negli States Donald Trump ha annunciato mercoledì una decisione che potremmo qualificare come scellerata, ossia ha cancellato gli standard del precedente governo Obama per quanto riguarda il consumo delle auto, aumentando fino al 2026 – con la scusa di favorire l’industria dell’automobile americana – i limiti di emissione. Una scelta clamorosa che il presidente americano ha spiegato in questo modo: “La mia amministrazione” ha scritto su Twitter, “sta aiutando i lavoratori delle aziende automobilistiche statunitensi sostituendo la fallita regola sulle emissioni del governo Obama. Impossibile soddisfare il suo “Green New Deal Standard”, un sacco di sanzioni inutili e costose per gli acquirenti di auto” …

Donald Trump ha quindi aggiunto che “le famiglie americane saranno ora in grado di comperare “auto più sicure, più economiche e più ecologiche (sic) con le nostre nuove regole di sicurezza sui veicoli.” La manovra presidenziale è dunque un appello a tutelare l’industria nazionale, a salvare posti di lavoro e a chiudere verso i costruttori esteri. Una decisione, la sua, che sembra ignorare del tutto il cambio di rotta dell’industria dell’automobile che ha iniziato a progettare veicoli elettrici, ibridi giustamente per centrare gli obiettivi ecologici voluti da Barack Obama. Un cambio di rotta che rischia di essere controproducente visto che i miliardi di dollari di investimenti fatti finora dalle case automobilistiche per trasformare la loro produzione sarebbero ormai spesi invano.

La cancellazione delle norme volute da Obama segna ora una sfida che rischia di trasformarsi in uno scontro con le case automobilistiche tutte orientate verso le scelte ambientaliste e che rischiano di non capire la scelta di Trump.

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