500 miliardi per chi?

Di

Francia e Germania si sono accordati per un piano di 500 miliardi di euro da destinare ai Paesi che hanno maggiormente subito le conseguenze della pandemia. All’Italia dovrebbero andare 80 miliardi e altrettanti alla Spagna. Questa iniziativa ha stimolato la Commissione UE a raddoppiare (prestiti) la posta. È una buona cosa o no? Difficile rispondere.

L’aspetto positivo è che per la prima volta la Germania ha accettato di condividere il debito europeo, seppure con forti opposizioni interne. Anche i Paesi nordici più l’Austria sembrano allentare la loro intransigenza. Tuttavia a me sembra che ci siano perlomeno due problemi: uno strutturale e uno di politica economica.

Quello strutturale è storico ed è risultato evidente in questo periodo. L’UE manca di una vera struttura federale e sovranazionale, con sufficienti poteri per coordinare i vari interventi. La pandemia ha dimostrato che ogni Paese tende a fare per sé: alcuni hanno chiuso tutto (comprese le frontiere), altri hanno adottato soluzioni intermedie e altri (ad esempio la Svezia) hanno adottato solo misure minime. Questo significa che negli scorsi anni nessuno si è preoccupato di avere dei piani comuni nel caso di eventi di questo tipo. Lo stesso vale a livello fiscale e di politiche economiche.

I 500 miliardi del piano di ricostruzione dovrebbero andare direttamente alle imprese e non ai governi. E questo è un aspetto positivo. Ma a chi andranno e con quali criteri? I dettagli saranno presentati il 27 maggio, ma alcune indicazioni ci sono. Dovrebbero interessare soprattutto le imprese con oltre 50 dipendenti. Tra queste ci potrebbe essere Fca (Fiat-Crysler) che non ha esitato a chiedere aiuti e in questi giorni ha lanciato una serie di spot televisivi dove mostra come il rilancio passi anche dall’auto. Stabilire se Fca debba ricevere aiuti pubblici dall’Italia è complesso perché da una parte assicura (ancora) numerosi posti di lavoro, ma dall’altra il gruppo ha la sua sede legale ad Amsterdam e la sede fiscale a Londra, per motivi evidenti: sfuggire al fisco italiano. È quindi giusto concederle aiuti pubblici? Ricordiamo che la Danimarca ha deciso di non concedere aiuti a imprese che non hanno il domicilio fiscale nel Paese. Ma quello di Fca è solo un esempio evidente di come potrebbero essere utilizzati i miliardi del Fondo. È altresì vero che bisogna far ripartire l’economia e quindi (in pratica) non si può andare tanto per il sottile.

Un settore che sarà ampiamente sostenuto sarà quello turistico (come sta succedendo anche da noi). Ma è una strategia che ha non senso, se si pensa per un attimo che il turismo è uno dei settori che andrebbe ampiamente ridimensionato se si vuole cercare di salvare il nostro futuro.

La presidente della commissione UE, Von der Leyen ha dichiarato che 91 miliardi dovranno andare al Green Deal europeo, cioè a sostegno di politiche energetiche verdi. Meglio di nulla.

Per il momento mancano clamorosamente indicazioni di aiuti a tutti quelli che hanno maggiormente subito le conseguenze della chiusura: disoccupati, lavoratori della gig economy, immigrati illegali spesso impiegati in nero, piccoli indipendenti. Milioni di persone il cui reddito è precipitato e che sono già entrati nella categoria dei poveri o ci entreranno a breve come dimostrano i dati che stanno emergendo in questi giorni (compresa la Svizzera).

Indubbiamente non è facile decidere come far ripartire l’economia mondiale, ma è altrettanto chiaro che se non si sfrutta questa occasione per innescare nuove strategie di crescita, in brevissimo tempo ci ritroveremo a dover fare i conti con il modello economico precedente alla crisi e che è stato uno dei fattori della diffusione del virus. Un modello dove i vincenti sono pochi e i perdenti la maggioranza.

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

SOSTIENI GAS NO,GRAZIE!