Baci Perugina, abbracci Zuckerberg

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Facebook ha aggiunto l’emoticon dell’abbraccio. Mica scemi. L’azienda social più potente del mondo o giù di lì, ha inserito, nella barretta degli emoticon, a lato del cuoricino, un abbraccio.

L’uovo di Colombo.

Io me li vedo lì, nella sede centrale di Menlo Park (me la sono cercata), in California.

Mi immagino Zuckerberg che gira assorto in un salone tutto bianco, con i led sottoparete, una vetratona con vista mozzafiato sul golfo di nonsocheccazzo a pensare.

In un angolo l’originale della gioconda di Leonardo (quella al Louvre è un falso) e nell’altro angolo il sarcofago di Tutankamon su un piedistallo di vetro.

Al centro, un tappeto indiano del nono secolo in seta con millantamila miliardi di nodi al centimetro quadrato e come arredamento solo una sdraio di Le Corbusier, ma mica un’imitazione, quella che aveva costruito lui con le sue manine come prototipo.

Zuckerberg fissa assorto il paesaggio e si rivolge a due tirapiedi creativi che con evidente disagio si dondolano da un piede all’altro gettando intorno occhiate furtive.

Zuckerberg: “Dobbiamo inventare qualcosa”

Dipendenti: “…”

Z:“Questo virus è un’opportunità. Come dicono i cinesi? Nella parola disastro ci sono due significati e uno è opportunità”

Dipendente: “crisi…”

Z: “Eh?

D: “Crisi, la parola è crisi, non disastro”

Zuckerberg sorride malinconico e sussurra:

Z: “sei licenziato”

Uno dei due creativi, a capo chino si avvia verso la parete, che si apre come un diaframma e lo accoglie pietosa. Poi tutto si richiude e la parete torna immacolata, immemore della tragedia appena avvenuta. Il creativo superstite alza il mento con aria di sfida, d’altronde non ha nulla da perdere, o la va o la spacca.

“…un abbraccio”

Zucky ruota la testa come un rapace, e un brillio gli balena tra le iridi, la pupilla dilatata.

Z: “cosa vuoi dire?”

D: “Ecco, c’è il virus ovunque, cos’è che manca di più alla gente? Cos’è che agognano e desiderano nonni e nipoti, amanti separati, amici divisi?…”

Z: “…”

D: “un abbraccio, capo. E noi glielo regaliamo, e gratis! inseriamo l’emoticon di uno smiley che abbraccia un cuoricino nella barra degli altri emoticon. Lo adoreranno. Legioni di disperati e di romantici ci saranno grati.”

Il brillio negli occhi di Zuckerberg sembra cangiante, spirali vivide come galassie vorticano nei suoi occhi, in sovrimpressione scorrono, quasi invisibili, i simbolini del dollaro.

Z: “Sì…”

Z: “Geniale. Sì, faremo così. Meriti un premio, Puoi salire nell’attico e passarci un paio di giorni”

D: “L’attico?!!!…que…quello con le trenta vergini, le fontane, gli uccellini e nuvole di marijuana che ti intorpidiscono i sensi mentre bevi bevande corroboranti e zuccherate a base di latte di cammella?!!

Z: “Sì, ora svaporati”

La parete si riapre e il dipendente trotterellando raggiante si avvia verso il muro nel quale sparisce in un attimo. Zuckerberg si rilassa e rivolge di nuovo lentamente lo sguardo al golfo, la macchia californiana agitata dal Santa Ana e il mare azzurro in lontananza, e mormora.

“Cazzo, delle volte ho proprio idee geniali.”

Ecco, io me la immagino così la storia. E però devo dire che ci hanno azzeccato. Mancava l’abbraccio, perché a volte il cuoricino era troppo generico, a volte anonimo e dozzinale, e volte equivoco. L’abbraccio no, è più umano e popolare. Le mamme abbracciano i figli, gli amici si stringono in un’affettuosa e vigorosa stretta, gli amanti perduti si dimenticano dell’universo.

E Dio sa se abbiamo bisogno di abbracci in questo periodo. Perciò ve lo mando io adesso, non con l’emoticon , ma con la mente. Abbracciamoci tutti e pensiamo a cose belle, calde e vitali.

Se vorrete ricambiare, sono certo che sentirò qualcosa.

Buona giornata a tutti.

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