Biden supera Trump, stiamo calmi

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Siamo onesti, anche se siamo più tiepidi coi democratici che coi repubblicani USA, il fatto che ora quella mozzarella di Joe Biden sia di 6 punti avanti al rivale Donald Trump non è che ci entusiasma.

Più che la capacità di Biden, che da settimane si è quarantenato esprimendosi solo e timidamente con proclami online, è la disastrosa gestione del virus di Trump che rischia di essergli fatale.

Più dei morti, sono i 36 milioni di disoccupati e un sistema sanitario angoscioso a far pagare il loro tributo al presidente.

Presidente che ha visto in questi giorni un Barack Obama all’attacco (come non accadeva dai tempi di Roosevelt) per dire che in fondo Trump è un incapace. Se l’assist a Biden da parte dell’ex presidente è un classico, un gentleman agreement lungo un secolo sanciva che quest’ultimo non dovesse portare attacchi al presidente in carica. Obama rompe questo schema secolare. È anche vero che Donald Trump non è un presidente canonico, e non ha mai risparmiato attacchi, anche molto sotto la cintura agli avversari.


Donald Trump è vittima, come già avevamo detto ,della stessa propria superbia, esasperata da una classica tattica, ce lo insegna anche Salvini, sempre in attacco, qualunque cosa succeda. Questo continuare a spingersi in avanti, rompere gli schemi, sgominare gli avversari, è difficile da reggere sul lungo termine perché risulta stancante e pericoloso, ma soprattutto, impone di alzare sempre più l’asticella man mano che il tempo passa. Anche perché si finisce per avere troppa fiducia in se stessi e per cadere rovinosamente quando si commette un errore (Sempre Salvini ne è un esempio plateale). Un altro esempio di questo agire è l’assurda medaglia d’onore che si è appuntato il presidente per l’alto numero di casi di Covid in USA:


“lo considero, in un certo senso, una buona cosa perché significa che i nostri test sono molto meglio. Quindi lo vedo come un distintivo d’onore”.


Come dicevamo, c’è sempre un modo per girare una questione a proprio favore. Seguendo questo ragionamento il re del Buthan dovrebbe vergognarsi perché non c’è manco un caso sul suo territorio.


Negli attuali sondaggi, che lasciano un po’ il tempo che trovano, a sei mesi dalle elezioni USA, Biden sarebbe preferito dal 53% degli intervistati in contrapposizione al 47% di fedeli a Trump. E tenete presente che sia la popolarissima Michelle Obama che il marito ex presidente, stanno lavorando alacremente per reggere il bordone di Biden, prestandogli un po’ del loro carisma.

Questo dualismo sempre sul filo del rasoio, non promette grossi cambiamenti, se facciamo per esempio il paragone con un sistema svizzero, lontano anni luce e dove gli equilibri tra forze sono ben differenti e meglio distribuiti. Immaginatevi da noi un Blocher con i poteri di un Trump, roba da brividi.


L’unica “speranza” di alcuni è nei voti ai socialisti americani, che se attuassero un’alleanza coi verdi potrebbero superare lo scoglio del 5% di sbarramento in modo da potersi incuneare tra i due schieramenti, repubblicani e democratici, pilotando poi eventuali alleanze.

Per noi europei, la questione Usa non è così peregrina. A livello di politica ambientale, Donald Trump ha un orientamento opposto a quello che era di Barack Obama,e se vogliamo davvero vedere una rivoluzione verde, un presidente Usa un po’ più caldo verso le energie alternative e un po’ meno schiavo dele lobby delle energie fossili sarebbe una mano santa.


Concordiamo comunque con molti analisti che Joe Biden non è proprio un trascinatore di folle. Un po’ incerto, spesso poco incisivo, non ha ad ora il carisma per confrontarsi seriamente con Donald Trump. Abbiamo però imparato che sei mesi nella politica statunitense, sono un periodo infinito, che permette di stravolgere più volte i pronostici.

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