Brasile: verso la fine di Bolsonaro?

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Sin dall’inizio della pandemia che sta mettendo in ginocchio l’intero pianeta o quasi, il presidente brasiliano Jair Bolsonaro non ha mai smesso di minimizzarne la portata. Ora però, quella che chiamava ironicamente “una piccola influenza”, sta mietendo fino a 900 vittime al giorno mentre il numero dei contagi è salito a 230’000 piazzando il suo Paese al quarto posto della classifica mondiale. Ma la realtà potrebbe anche essere molto peggiore e oggi Bolsonaro, il cui ultimo ministro della sanità ha appena gettato la spugna, inizia davvero a rischiare il suo posto.

Un siluramento dopo l’altro

Il grande Paese carioca è ormai in pieno caos sanitario ed istituzionale. Dopo il siluramento da parte di Bolsonaro, lo scorso 16 aprile, del Ministro della sanità Luiz Henrique Mandetta, apprezzato dal popolo, pochi giorni dopo il suo successore, l’oncologo 63enne Nelson Teich che al momento dell’insediamento aveva giurato “sintonia totale” con il suo presidente, ha gettato la spugna. Il dottor Teich infatti non ha condiviso l’ossessione di Bolsonaro di curare il Coronavirus con la chlorochina, un farmaco utilizzato contro la malaria e che Teich si è rifiutato di somministrare ai malati di Covid 19 ricoverati negli ospedali pubblici. Infatti la stragrande maggioranza della comunità scientifica ritiene che gli effetti collaterali della cura con la clorochina possano essere dannosi. Piuttosto che cambiare i protocolli di intervento, come gli chiedeva il presidente, il Ministro della salute ha preferito rassegnare le dimissioni.

A succedergli, Jair Bolsonaro ha designato ad interim il generale Eduardo Pazuello, un militare come Bolsonaro, ma che di sanità non ha la minima esperienza. Intanto, come detto, la situazione sul fronte del Covid 19 in Brasile potrebbe essere molto più grave di quella annunciata ufficialmente visto che nel Paese carioca si stanno facendo pochissimi tamponi e che la pandemia colpisce innanzitutto la popolazione poverissima e difficilmente controllabile delle favelas.

Altra mossa poco azzeccata dal presidente di estrema destra è stata quella di silurare, il 23 aprile – mese decisamente infausto per il Brasile – il direttore generale della polizia federale Mauricio Leite Valeixo che indagava su affari ritenuti loschi dei tre figli del presidente. Subito dopo, il Ministro della Giustizia e Pubblica Sicurezza Sergio Moro, il più popolare del Paese, molto noto per aver condotto da magistrato la famosa indagine chiamata “Lava Jato”, una “Mani Pulite” alla salsa brasiliana e di cui un ramo svizzero è approdato all’inizio di quest’anno davanti al Tribunale penale federale di Bellinzona, ha rassegnato le dimissioni. L’indagine aveva portato alla condanna, per corruzione, di alcuni presidenti sudamericani e aveva suscitato molto scalpore nel continente.

“Ma quale saluto nazista, è un gesto di benedizione evangelico”!

Ora quindi questa doppia crisi, sanitaria da un lato e praticamente negata da Bolsonaro e politica dall’altro, sta gettando i brasiliani nello sconforto e non sono pochi i sindaci e i governatori a volere la destituzione del presidente evangelico. A questo proposito, alcuni giorni fa, una foto pubblicata su un sito social ha suscitato non poche reazioni indignate: ci si vedeva chiaramente un rango di giovani con il braccio destro alzato nel tipico saluto nazista o hitleriano che dir si voglia ad accogliere Jair Bolsonaro al suo arrivo in una qualche città del paese.

Stando però all’avvocato e professore di giurisprudenza 34enne David da Costa di Santos vicino a Sao Paulo, fervente sostenitore di Bolsonaro, questo gesto “non è assolutamente un saluto hitleriano, ma il gesto con cui noi evangelisti ci benediciamo a vicenda!” Come tutta la comunità evangelica brasiliana alla quale Bolsonaro appartiene, David e la sua famiglia condividono pienamente le scelte del loro presidente e si sono opposti sin dall’inizio al confinamento: “Chi vuole restare a casa lo faccia, ma non impedisca agli altri di lavorare normalmente” ci dice David che minimizza le cifre dei morti e dei contagi riportate dalla stampa, caldeggia l’uso della clorochina per combattere il virus e conferma la sua totale fede nelle scelte di Bolsonaro: “Che Dio lo benedica” non manca di aggiungere.

Verso l’impeachment?

Questa sua totale fiducia cozza però ormai con lo scoraggiamento di governatori e sindaci che vanno avanti per la propria strada e sostengono anche loro, come la comunità scientifica brasiliana, che le grandi metropoli dell’immenso Paese avrebbero avuto bisogno sin dall’inizio di un vero lockdown e non delle quarantene più o meno volontarie – come quelle alle quali alludeva l’avvocato evangelista di Santos – alle quali la gente si è sottoposta finora. Cosicché, la paura dilagando sempre di più, si avvicinano tempi difficili per Jair Bolsonaro che potrebbe anche rischiare una procedura d’impeachment.

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