Bruno Arpaia, il giallo è la realtà dei fatti

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La risposta di un romanzo? È nella domanda, è la domanda stessa. «Il fantasma dei fatti», di Bruno Arpaia, appassiona e insegna, fa sognare e riflettere. Amaramente perché il giallo non è solo un genere, è … la realtà dei fatti.

È possibile coniugare scienza e letteratura? E magari aggiungerci ricerca (tanta), documentazione storica, riflessioni sul presente comunque figlie di un determinato passato e un po’ di autobiografia? Questo spaziando dall’Italia del «caso Mattei» alla baia dei porci (Fidel), dall’assassinio di Kennedy agli intrallazzi della politica italiana? Si può, ma ci vuole forza, resistenza, serietà e acume. Senza dimenticare la padronanza assoluta della … «penna». Si può se ci si chiama Bruno Arpaia, uno degli scrittori italiani più seri e bravi in circolazione. Esperto di letteratura spagnola (e suo massimo traduttore), lo scrittore napoletano trapiantato a Milano propone un romanzo «summa», una di quelle scritture che un autore si porta «dentro da una vita». E che va letto, lo diciamo senza indugi.

«Il fantasma dei fatti», appena edito da Guanda, è appassionato e appassionante. La trama coinvolge subito il lettore (merito della scrittura eh!). Il romanzo muove dalla morte di Mario Tchou, un genio dell’informatica italiana … quella che avrebbe potuto essere e diventare (basti dire che ad un certo punto la ditta per cui lavorava, la Olivetti, era in competizione con l’IBM e la nascente Apple…). Lui, italiano (è figlio di diplomatici cinesi), era uno dalla vista lunga. Alla sua morte misteriosa se ne aggiunge un’altra, altrettanto enigmatica: quella di Enrico Mattei, anche lui in possesso di una «vision» straordinaria. Non bastasse, e sempre in quegli anni, ecco due arresti inauditi e incredibili, in prigione sono finiti due Grandi Nomi operanti in due settori strategici: quello dell’energia nucleare (Felice Ippolito) e quello della sanità (Domeico Marotta). È un giallo? Sì, ma non di fiction, questi sono fatti realmente accaduti.

E qui parte la ricerca-ricostruzione di Arpaia. Che non ci piace qui rivelare, basti dire che il fil rouge ha un suo preciso perché (un personaggio affascinante, forse buono o forse no), che l’autore è presente in prima persona in tutto il suo (grande) essere con riflessioni autobiografiche (il suo essere giornalista a «La Repubblica», la sua passione-curiosità per la fisica, per la lingua spagnola, per il clima, per la preoccupante piega che va prendendo la cultura in Italia, e chi la fa). I suoi lettori ritrovano tracce di ogni suo lavoro, esperienze fuse in queste 288 pagine. Così come i tanti colleghi incontrati nel corso degli anni (Paco Taibo, Javier Cercas …)

E il titolo? Chiaramente ispirato da Leonardo Sciascia, altro grandissimo autore di letteratura di ricerca, ci dice tante cose ma non tutte. Sembra quasi un punto di partenza, o meglio una sincera pacca sulle spalle di Arpaia.

A parere di chi scrive uno degli aspetti più scintillanti de «Il fantasma dei fatti» è la luce sul rapporto tra scienza e letteratura: una necessaria all’altra e viceversa. Non casualmente è stato lo stesso Arpaia ad incitare uno scienziato come Carlo Rovelli a scrivere uno dei libri più sorprendentemente belli dello scorso decenio («Sette lezioni di fisica», Adelphi, 2014). Tornando a «Il fantasma dei fatti» risulta emblematico questo passaggio:

Quando si era sparsa la voce che in giro per il Cern c’era uno scrittore italiano, un pazzo che voleva scrivere un romanzo ambientato proprio lì, è cominciata la processione. Da soli o a gruppetti, si avvicinavano al tavolo dove stavo prendendo un tè o un caffè, o fumandomi una meritata sigaretta, e mi chiedevano: «Tu sei Bruno Arpaia, lo scrittore? Posso sedermi un attimo?»

Un bel romanzo davvero, che riempie cuore e cervello. Perché «Le uniche storie che val la pena raccontare sono quelle che non possono essere raccontate…», perché «La risposta alla domanda centrale di un romanzo è che non c’è risposta; o meglio: la risposta alla domanda è la domanda stessa, la ricerca stessa, il libro stesso». Da leggere.

«Il fantasma dei fatti», 2020, di Bruno Arpaia, ed. Guanda, pag. 288, Euro. 19,00.

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