Canepa, l’incomunicabilità come modo di confrontarsi

Di

L’incomunicabilità diventa un modo di confrontarsi, l’unico modo. Così «Insegnami la tempesta», il nuovo romanzo di Emanuela Canepa,  si trasforma in un viaggio dentro se stessi. Affascinante.

«Insegnami la tempesta»: ci fosse una classifica dedicata ai titoli letterari più belli la gara sarebbe ridotta ai premi secondi. Perché meglio di quello usato da Emanuela Canepa nel suo recente libro, uscito nel mese di febbraio scorso, è impossibile escogitarne. 

Ma veniamo al romanzo. Una donna di mezza età, regolarmente sposata e con un lavoro normale (al di sotto delle sue possibilità e aspettative ma accettato), si mangia l’anima. Non riesce a comunicare con la propria unica figlia. Non ci è mai riuscita. Non che sia ostacolata da una reazione di ribellione o contestazione, no, semplicemente fra le due donne trova spazio solo … il vuoto. Emma, la madre, pensa di averle tentate tutte, ma niente: riesce a vivere solo sensi di colpa, appuntamenti mancati, occasioni perse. Con Matilde, la figlia, non c’è verso. 

«Quand’ è che le cose con Matilde avevano cominciato a peggiorare ? Emma se lo era chiesto spesso, ma l’origine del disagio le sfuggiva. Sapeva solo che sempre più di frequente le capitava di sentirsi inutile. Una madre superflua».

Per cercare di capire o per trovare conforto ricorre ad una sua vecchia amica, ora suora di clausura, che in tempi passati aveva condiviso con lei esperienze di quelle dure: Emma infatti è stata una giovane ragazza madre, e in quel periodo l’amica fu decisiva. Il romanzo inizia proprio con Emma che bussa al convento ed è un incipit potente, fatto di dubbi laceranti, aspettative frustrate e imbarazzi latenti. E per il lettore è subito scintilla. Perché la storia, tutta al femminile, ha un riverbero straziante, a tratti persino prorompente nella sua disarmante vacuità empatica. Con il marito, figura correttissima (l’ha sposata sapendo che portava in grembo un figlio non suo) ma non memorabile, ricostruisce tutta la biografia della figlia, mettendo anche a fuoco l’istante in cui le avevano comunicato che il padre biologico  era un altro, ma niente. Un ennesimo supplemento di vuoto. E quando Matilde resta incinta, deve cioè mettersi nei precisi panni della mamma di una ventina d’anni prima, anche qui la comunicazione resta assente. Insopportabile per Emma.

Leggere «Insegnami la tempesta» è come viaggiare fra le pieghe più nascoste, vale a dire più profonde, dell’animo umano. Di certe sue imperscrutabili quanto incomprensibili percezioni. Che non risolvono ma al contrario fanno danni.

Emanuela Canepa è davvero brava nell’accompagnare il lettore in questa selva oscura, sempre in sospensione tra razionalità ed emozione. E silenzi che iniziano sempre e non finiscono mai, semmai pronti a trasformarsi in una rabbia benzina sul fuoco.

La scrittura di Emanuela Canepa è articolata e semplice, molto ragionata ma con un’anima. Sa essere raffinata nella disanima ma anche minimalista nella descrizione dei gesti, che suppliscono una certa latitanza dei dialoghi. E la spiegazione del titolo ? Una sfida mancata, in sintonia con la preparazione e l’esito dell’incontro risolutivo fra madre e figlia. 

Manuela Canepa, già autrice del bell’esordio «L’animale femmina», nel 2018 (leggi qui) si conferma quale una delle migliori promesse della letteratura italiana del terzo millennio. Lo sta a dimostrare questa opera seconda che, non va dimenticato, per uno scrittore rappresenta sempre un doppio salto mortale senza rete. Perché il primo libro ce lo si porta dentro da una vita e, fondamentalmente, viene animato anche da una certa incoscienza dell’autore. E comunque vi è sempre l’atout della sorpresa, del suo effetto. Per il secondo invece la musica cambia e i conti vanno fatti anche con un’aspettativa diversa. La scrittrice padovana ce l’ha fatta, su questo non vi sono dubbi.

«Insegnami la tempesta,» di Emanuela Canepa, 2020, ed. Einaudi Stile Libero, 2020, pag. 237, Euro 17,50.

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

SOSTIENI GAS NO,GRAZIE!