Combattere i gas serra con l’aglio?

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Il New York Times scrive: “Se fossero un Paese, sarebbero il sesto al mondo per emissioni di metano, davanti a Paesi come Brasile, Giappone e Germania.” Altre fonti sostengono che si piazzerebbero addirittura al terzo posto dopo Cina e Stati Uniti. Ma di chi stiamo parlando? Di Stati in via di sviluppo, tecnologicamente arretrati, poco sensibili all’ecologia? No. Parliamo di lei, sia essa Frisona, Hérens, Pezzata rossa svizzera, Bruna, Simmental o Jersey poco cambia. La mucca è uno dei nostri emblemi nazionali insieme a orologi a cucù, cioccolata e formaggio coi buchi. È un’ambasciatrice del nostro Paese. Che con il suo milione e mezzo di presenze nei nostri pascoli, risulta essere l’animale da reddito più importante sul territorio elvetico.

Miracolo digestivo, rutti e flatulenze

Al mondo vi sono più di un miliardo di bovini e ognuno di esso produce e rilascia nell’atmosfera, sottoforma di rutti (uno al minuto) e flatulenze, gas serra equivalenti a circa due tonnellate di anidride carbonica l’anno. I quattro stomaci della mucca sono un ambiente ideale, simile alle cisterne per la fermentazione della birra, a temperatura stabile e privo di ossigeno. Le mucche possono mangiare perfino del legno, infatti i loro stomaci vedono la presenza di microbi che decompongono e fanno fermentare praticamente di tutto, riuscendo a ottenere dell’energia vitale. Un vero e proprio miracolo digestivo, se ci pensate.

Mucche green

Durante questa fase digestiva, si crea però come sottoprodotto anche il metano, tra i responsabili dell’aumento di gas serra, principale causa del riscaldamento globale del pianeta. Ma cosa si potrebbe fare per ovviare al problema? In primis – soluzione impopolare, lo so – ridurre drasticamente gli allevamenti di bovini, il consumo di carne e di latticini. E convertirci tutto al veganesimo. Altra alternativa un programma condotto proprio qui in Svizzera e denominato Mootral, che vede un’azienda di biotecnologie alle prese con uno studio con il quale si sta cercando di capire se attraverso una dieta ricca di allicina, una sostanza contenuta nell’aglio e responsabile dell’odore, si possono rendere più “ecologiche” le nostre mucche. Diminuendo cioè rutti e scoregge e di conseguenza le emissioni nocive.

Corone d’aglio e campanacci

Vedremo quindi le nostre mucche della Gruyère al pascolo con una corona d’aglio al posto dei campanacci? Oppure le faremo pascolare in una vallata di aglio orsino? Niente di tutto ciò. Nel 2010, il gruppo di ricercatori dell’UE che sostiene Mootral, dopo aver visto che assumendo allicina anche per l’uomo ci sono stati dei miglioramenti a livello digestivo, partecipano a una ricerca su come ridurre le emissioni bovine. Da uno studio condotto dalla Mootral già nel 2010 emerge che una dieta ricca di aglio potrebbe migliorare di molto i processi digestivi. C’è però un problema. Troppo aglio rischia di rimanere sullo stomaco, con carne e latte dei bovini che finirebbero inevitabilmente per avere quel gusto e quell’inconfondibile odore. Che se si vuole marinare una bistecca è già a posto così, ma la vedo un po’ meno come soluzione pensando all’Ovomaltina all’aglio.

Mr. Aglio e deodorante per tutti

A causa della puzza, dalla sperimentazione si nota una diminuzione delle mosche che ronzano attorno alle mucche e un’aumento della produzione di latte, forse proprio per il diminuito consumo di energia durante la fase digestiva. Inoltre i risultati ottenuti sono positivi, in effetti le emissioni bovine si sono ridotte fino al 38%. Non si può però far ingurgitare alle povere mucche quantità industriali di aglio, “è perciò importante la chimica” ci dice Robert Saunders un ricercatore di Mootral soprannominato Mr. Aglio. L’azienda in cui si è portata avanti questo tipo di sperimentazione emanava effluvi in tutta la regione ed è per questa ragione che, per tutti i ricercatori coinvolti nel progetto, sono state costruite delle docce contigue ai laboratori.

Un poco di zucchero e la pillola va giù

Il ritornello della canzoncina di Mary Poppins vale sia per le mucche che per i governi. Infatti l’ultimo scoglio da superare è quello dell’accettazione da parte degli allevatori di questi accorgimenti e la volontà da parte dei governi di sostenerli attraverso dei sussidi mirati per l’acquisto di integratori a base di aglio e agrumi. Ma quanto mi costano i tuoi rutti, cara mucca? Il costo è di appena 50 franchi all’anno per ogni capo. Un costo più che sostenibile. L’azienda si è già detta pronta a fornire entro il 2021 integratori per 300’000 bovini, un quinto delle mucche elvetiche e per il 2024 conta di poter raggiungere i 7,5 milioni. Ora è tutto rallentato a causa della pandemia di coronavirus, ma le aziende che lavorano a questo progetto sono diverse e quindi non abbiamo più scuse per non poter contribuire attivamente alla diminuzione di emissioni. Questa volta, anche se il boccone parrebbe indigesto, si può e si deve fare. Iniziando proprio noi a dare l’esempio, con le nostre belle mucche amate in tutto il mondo.

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