Comunisti vs MPS: cercate like facili!

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Stavolta l’MPS è andato lungo. La richiesta di dimissioni del Consigliere di Stato Manuele Bertoli e di Emanuele Berger, direttore della divisione scuola, a molti non è piaciuta.

Se è ovvio che i socialisti siano contrariati da questi continui attacchi, è meno scontato che da altre parti si bolli l’intervento dell’MPS come poco di sinistra e decisamente incomprensibili.

Oltre alle numerose testimonianze social, che hanno costretto l’MPS a dover specificare stizzito il proprio pensiero,

sono anche i comunisti, per voce di Massimiliano Ay, a dare una stoccata dolorosa all’ex alleato.

Ay, con una logica che lascia poco spazio a dubbi, reagisce alla boutade dell’MPS, ricordandoci una cosa fondamentale che è quella che dovrebbe contare a sinistra. Al saldo delle opinioni, la chiusura delle scuole, sfavorisce ancora una volta le classi meno abbienti: le famiglie operaie dove entrambi i coniugi lavorano, gli stranieri, i bambini che hanno già difficoltà a scuola. Insomma, la riapertura è proletaria. Ma ascoltiamo direttamente Ay:

“Non nascondo di aver avuto qualche perplessità nell’apprendere la decisione del Consiglio di Stato sulla riapertura delle scuole. Tuttavia non mi sfuggono tre aspetti che vanno presi in analisi: 

1) Il primo aspetto è il fatto che l’insegnamento a distanza, lungi dall’essere una strabiliante risorsa di progresso, in realtà indebolisce il fondamentale rapporto umano della relazione educativa e tende a consolidare in modo sostanziale l’influenza che l’origine di classe ha sul processo di apprendimento: in pratica consolida le disuguaglianze sociali fra i ragazzi perché la tecnologia non è affatto neutrale come forse si tende a idealizzare. 

2) Il secondo aspetto è che la scuola non è solo lezione nel senso di trasmissione di nozioni, ma è – soprattutto nella scuola primaria – socializzazione! E questo per i bambini assume un’importanza anche dal lato psicologico e relazionale che evidentemente non si può sottovalutare dopo circa due mesi di isolamento forzato spesso in contesti abitativi non sempre confortevoli. 

3) Ma direi che c’è un terzo aspetto, forse il più importante, che si deve tenere in considerazione prima di attaccare gratuitamente il DECS: l’economia privata, di fatto, è purtroppo – e sottolineo “purtroppo” – stata riaperta su pressione degli ambienti padronali! I genitori dei bambini devono quindi andare a lavorare: è fattibile in questo contesto pensare di tenere ancora chiuse le scuole come se nulla fosse?

Allora, in conclusione, chi oggi chiede dimissioni ad personam di questo o quel ministro o di questo o quel funzionario non sta facendo politica, men che meno sta facendo politica di sinistra, e non cerca soluzioni vere per il Paese: sta solo fomentando una sterile polemica di bassa lega che non farà avanzare di un millimetro né la coscienza di classe, né i diritti sindacali dei docenti e degli studenti, né fornirà sbocchi progressivi alla crisi in generale.

Forse guadagnerà qualche like sui social e qualche voto incattivito alle prossime elezioni comunali. Non pensavo fosse però questo il “marxismo rivoluzionario” cui si riferiva pomposamente l’MPS di un tempo. (…)” 

Ay e i comunisti hanno dimostrato che si può fare opposizione dura e costruttiva, che si può essere di sinistra, con idee chiare e decise senza necessariamente farsi trascinare in faide che, onestamente, non servono a nessuno.

O forse sì, servono, come dice Ay, per rosicchiare qualche voto facilmente sposando tesi populiste. E ce lo dimostra lo stesso l’MPS nel suo discorsetto riportato sopra:

“ se dovessimo chiedere le dimissioni di un ministro ogni volta che non siamo d’accordo con le decisioni che esso prende, passeremmo il tempo a chiedere le dimissioni di questo o quell’altro…”.

Appunto, di questo o quell’altro no. Nessuna richiesta per Vitta e le sue politiche finanziarie liberiste o per l’atteggiamento velatamente razzista di Gobbi nei confronti degli italiani. Meglio chiederle per il capo del Decs e i suoi funzionari, che pensano soprattutto ai ragazzi e alle famiglie svantaggiate. Per quelli il tempo si trova sempre.

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