Crosetti, una storia “matrioska”

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Un libro di sport che «parla» di tanto altro. Una storia «matrioska» che ne contiene parecchie altre, e tutte interessanti. No, non sono solo cronachette da bar.

«Un uomo solo al traguardo, il suo nome è Fausto Coppi. Ed ora un brano musicale»: la citazione, autentica, è di una cronaca radiofonica di una tappa al Tour de France. Una frase che dice tutto. L’Airone, così veniva anche chiamato il campione nato a Castellania (Alessandria) nel 1919, era capace di infliggere distacchi abissali al secondo. Talmente ampi da indurre la radio di allora a cambiare registro, con un brano musicale appunto. Lui vinceva e tutto il resto era … niente.

Bello il libro di Maurizio Crosetti, tutto incentrato su questa figura mitica dello sport (per dare un’idea facciamo due paragoni: Maradona ieri e Federer oggi, persone in grado di trasformare un raffreddore in una notizia mondiale). Perché lui, il «Campionissimo» (altro suo soprannome), ha segnato diverse epoche di storia, vivendole sulla propria pelle. Figlio della civiltà contadina trova qualifica sociale nel fare il garzone in una salumeria, poi la scoperta di un mondo che capirà come suo, quello del ciclismo. Lui sembra nato per correre. Favorito dal corpo, con una pulsazione del cuore atipica, dotato di una classe in anticipo sui tempi (come pedala lui nessuno, seduto sul sellino anche di fronte alle salite più impervie…) e animato da una fame insaziabile, Coppi è diventato subito il re di un mondo, allora leggendario e popolare. Si pensi al suo esordio …  

«alle Tre Valli, quando gli organizzatori non lo vogliono far partire perché ha addosso una maglietta che pare un cencio, qui vogliamo corridori mica straccioni, gli dicono. E’ il 1939 e lui arriva al traguardo in solitudine con la sua bella maglia da pezzente.»

Ma non è delle infinite vittorie di Coppi, tra l’altro censurate nel suo momento migliore dalla guerra (a 20 anni, dopo aver vinto il Tour, deve arruolarsi e finisce in Africa, stando fermo per quattro anni!), che Crosetti vuol narrare. All’inviato speciale de «La Repubblica», autore di questo libro, interessa offrire nuovi punti di vista su quest’uomo che può ben fare da manifesto ad un’Italia che sta cambiando. Un modello che ha avuto tanto, è anche diventato ricchissimo, ma che ha pagato ancora di più: morto a 40 anni e infangato nella sua memoria per aver amato «la donna sbagliata». Un caso clamoroso che ha scatenato infinite polemiche, provenienti dagli ambienti più bigotti e conservatori. Che, si badi bene, avevano il supporto della legge: nell’Italia di allora l’adulterio era reato, punibile con il carcere per lei, con il ritiro di passaporto per lui. E questi sono fatti realmente accaduti nella sfera privata di Fausto Coppi, che ha lasciato moglie e figli per sposare una donna «maritata» e già madre. Dalla loro unione, ufficializzata per forza di cose all’estero, in Argentina, nasce poi Faustino. Una situazione normale per i nostri giorni, scandalo degli scandali allora. Basti pensare che per la «pecorella smarrita» si era mosso persino il cardinal Montini, futuro papa. 

Sono 23 i capitoli che compongono questo libro, ognuno titolato con il nome di una persona alla quale viene affidata la narrazione «dal suo punto di vista». Tanta documentazione (interviste diverse, testimonianze dirette, articoli di giornali) e un po’ di fiction, ovviamente onesta e funzionale. E così ecco il Fausto Nazionale raccontato dalla madre, una donna capace di sopravvivere a tre funerali di tre dei suoi figli, seguita dal suo primo mentore, chiamato «il cieco», dal fratello Serse (più vecchio, ciclista anche lui e … morto in bici, andando a sbattere sullo spigolo di marciapiede dopo aver inforcato le rotaie del tram), ecco la testimonianza della sorella, della moglie ufficiale e quella amata. Avversari storici, Gino Bartali, chi se non lui? E gregari comunque eroici. Qualche gara restata negli annali, magari raccontata con occhi diversi, e battute di caccia, incomprensioni e tanta generosità. E tanti aneddoti. Proprio una bella lettura. Alla conclusione di queste 200 pagine e passa al lettore resta lo sconcerto per il comportamento sociale di allora e la messa a fuoco di una fotografia, struggente come nessuna. Lui, cadavere in sala nella casa paterna, fuori tanta gente in un silenzio assordante ed in cucina, a piangere senza dire niente: sua mamma e Gino Bartali. Il suo avversario per antonomasia. Quello che, con lui, ha diviso l’Italia intera: o si è con Bartali o con Coppi. Per la retorica ufficiale avversari se non nemici. Nella realtà … molto ma molto meno. Erano necessari l’uno all’altro, e l’avevano capito. E si rispettavano.

«Il suo nome è Fausto Coppi», di Maurizio Crosetti, 2019, ed. Einadi Stile libero, 2019, pag. 212, Euro: 17,50

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