Dove c’è musica

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Chiudi un po’… chiudi ancora… un po’ di più… chiudi chiudi… chiudi tutto! Aspetta però, vediamo. Resta calmo e… aspetta. Okay… apri un po’… ma sì… dai… apri! Apri tutto! Apri! Di questi tempi sembra essere questa la solfa. Una parola che si compone di due note due: sol e fa. E sebbene solfa sia sinonimo di suono fastidioso, monotono e insistito, le sette note non sono altro che i mattoncini con cui, invece che il galeone dei pirati o il Millennium Falcon, la fantasia ci permette di costruire e comporre melodie capaci perfino d’incidere sul nostro umore. Di emozionarci.

Senza musica la vita sarebbe un errore. Ne era convinto il filosofo Friedrich Nietzsche che è stato anche un compositore. Cosa può fare una musica, si chiedeva qualcuno in una canzone. Ci avete mai pensato? Ci sono cose che di solito diamo per scontate. La musica è come l’aria che respiriamo. Fa parte di noi, le corde della nostra anima vibrano, suonano con lei. Perché la musica sa motivare, crea entusiasmo, puntella e allevia il peso della solitudine, infonde la calma manco fosse un prato di camomilla in fiore, ma regala anche indimenticabili momenti di gioia e d’eccitazione.

La musica è all’origine dell’uomo. È quel battito primordiale che ci ha cullato per nove mesi quand’eravamo nel grembo di nostra madre. È soprattutto una forma di comunicazione straordinaria. Nei cuccioli, al suono della voce della madre, i peli si rizzano e si scaldano. Fin dalla notte dei tempi la spiritualità e i riti religiosi più disparati hanno contemplato canti e danze al ritmo di tamburi prima e poi di musica.

Anche in un periodo come quello che stiamo attraversando, di apparente sospensione della quotidianità, almeno così come eravamo abituati a viverla prima dell’arrivo in scena del coronavirus, la musica, proprio come l’acqua, ha saputo adattarsi al nuovo spazio in cui le è toccato muoversi. Evaporati in una nuvola rossa tutti gli eventi in programma, si è affollata sui balconi, ha inondato YouTube e i canali social. Perfetti sconosciuti o personaggi famosi, poco importa.

Una tromba a intonare “O mia bela Madunina” e Sting a fare suo l’appello al distanziamento sociale cantando “Don’t stand so close to me”. Non starmi così vicino. Perfino i Rolling Stones hanno capito e restituito il disagio di questo momento. “You can’t always get what you want”, non sempre puoi avere ciò che vuoi. Questo è e lo sarà ancora per un po’. Niente concerti, niente festival, nessuna nota suonata dal vivo fino alla fine di agosto. L’unica vera certezza è che la musica c’è. Così come dove c’è musica c’è vita. Ecco perché, nonostante tutto, lei continuerà a battere forte soprattutto nei nostri cuori.

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