Fuga da carbone e petrolio

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Se qualcosa può salvarci dal disastro ecologico e dal riscaldamento climatico, oggi per assurdo è proprio quel sistema capitalistico che ci ha portati al tracollo. I norvegesi, col loro fondo ultramiliardario, si ritirano dal fossile.

Ci si è resi conto infatti, che ultimamente, alcune grosse società finanziarie si stanno defilando quatte quatte dalle energie fossili. Non per passione verde, questo no, ma perché le energie fossili stanno diventando un rischio economico maggiore di quelle alternative, che invece sembrerebbero in espansione.


Questo cambiamento di paradigma potrà forse essere l’unico vero motore di una. Rivoluzione verde, non avvenuta per consapevolezza umana ma, fortunatamente, per opportunità economica.


Detto paro paro, investire nell’eolico o nel solare, a certe condizioni, oggi è più vantaggioso a medio e lungo termine che nel carbone o nel petrolio, che solo con la crisi del Covid-19 ha mostrato tutta la sua debolezza, crollando coi prezzi al punto che (ricordate?) alcune major petrolifere pagavano pur di liberarsi dei barili in eccesso.(leggi qui sotto)

La notizia è interessante, perché negli ultimi tempi, il fondo sovrano norvegese ha deciso di ritirare i suoi investimenti dalle energie fossili. E non parliamo di spiccioli. Il fondo sovrano norvegese è il più ricco fondo istituzionale al mondo, con un capitale di 1’200 miliardi di dollari. Leggiamo dal sito RSI News:


“Il Fondo sovrano della Norvegia è unico mondialmente. Finanziato dai proventi dell’estrazione del petrolio nel Mare del Nord, non è soltanto il più grande. Dispone di un patrimonio di 1’000 miliardi di dollari, 2 ½ volte il PIL nazionale ed è gestito con molta oculatezza. Si tratta di un’assicurazione-nazionale per le future generazioni norvegesi, quando i pozzi petroliferi locali si saranno esauriti.(…)”


Il fondo liquiderà le sue partecipazioni in 4 compagnie petrolifere canadesi e in due brasiliane, una di estrazione mineraria e l’altra di produzione elettrica. A sostenere il fondo, la banca nazionale norvegese, che invita a rifuggire investimenti in petrolio e gas. Che i norvegesi siano avanti lo sappiamo, iPaesi scandinavi sono tra i più attivi nella promozione di energie alternative che li affranchino dalla schiavitù degli idrocarburi. Già la lungimiranza di avere un fondo per le nuove generazioni suona strano alla speculazione capitalistica occidentale. Eppure anche negli USA qualcosa si muove. Pochi giorni fa, alcuni senatori e deputati statunitensi hanno scritto al presidente Trump per lamentarsi del disimpegno delle banche USA nei confronti delle energie fossili. Anche qui, i rischi legati al settore, spingono gli operatori a cercare altri lidi più sicuri e redditizi.


Un segnale potente ce lo dà la società statunitense Black Rock, che è il maggiore investitore mondiale, con un capitale di 6’800 miliardi, ritirandosi definitivamente dagli investimenti carboniferi. Un indizio ulteriore è che per la prima volta negli USA l’idroelettrico e il fotovoltaico hanno superato il carbone nella produzione di elettricità


Sarà dunque il capitalismo a salvarci? Chi lo sa, l’importante è che la direzione sia giusta, le lancette dell’orologio del nostro pianeta continuano a ticchettare…

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