Gli uccelli del malaugurio

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Essere prudenti è una bella cosa, davvero. Apprezzo tutti coloro che dicono: “eeeh, aspetta un attimo, andiamo piano”. Parlo di riaperture, commerciali, scolastiche e di pensiero.

D’altronde “chi va piano va sano e va lontano” mai è stato più adatto come proverbio a questi mesi che stiamo vivendo.

Poi però c’è una cosa che mi fa venire il nervoso e non ha nulla a che fare con la prudenza. Sono quelli che quasi sembra che aspettino che succeda qualcosa, sono persone anche un po’ oltre il “te l’avevo detto”. Sono quelli che, nonostante con l’apertura delle scuole non stia succedendo un fico secco, ti postano la notizia di due mesi fa “contagiato il primo bambino in Grigioni”. Sono quelli che a 0 contagi da tot giorni, postano sui social l’appello di Denti di un mese fa “non aprite le scuole in Ticino!”

Insomma, sembrano quei gufi che appollaiati su un ramo sperano quasi che tutto vada in malora. Non chiedetemi quali siano le pulsioni che li muovono, forse la malcelata sensazione di avere sempre ragione, e quando la ragione non c’è è come se si sforzasse la sorte con una spintarella.

Ora io non so cosa succederà, mica c’ho la palla di vetro. Se tanto mi dà tanto, dovremo vedere i risultati tra circa una settimana, quando secondo le statistiche (la media dell’incubazione del virus nel 95% dei casi è di 11,5 giorni) dovrebbero saltare fuori i primi casi. Di certo spero che vada tutto bene e che, secondo logica, il contagio riprenda un attimino (cosa ovvia) ma poi si stabilizzi. Non auspico ecatombi epocali, picchi disastrosi peggiori del primo o legioni di bambini rantolanti nei lazzaretti.

Sono conscio che il mondo mica può fermarsi per anni (anche se si può migliorare di certo) e sono contento che piano piano ricominciamo le nostre abitudini, anche se con tutti i correttivi del caso. E ovviamente mi fanno girare i marroni quelli che, nonostanzte quanto si sia detto negli ultimi mesi, si ammucchiano felici come gabbiani sul pesce marcio ignorando bellamente il contagio.

Non sono però tra quelli che aspettano sornioni come gatti che qualcosa succeda per saltarci sopra come se fosse un grasso topo.

Ecco, spero però ardentemente che la cosa finisca in niente, così da poter dire io a ‘sti menagrami attivi: “ve l’avevo detto”. Ai posteri l’ardua sentenza. E se sbaglio sono disposto a cospargermi il capo di cenere, ma rimarrò inguaribilmente ottimista.

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