Il silenzio del mondo democratico

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In Turchia lo storico gruppo musicale di sinistra “ Grup Yorum” sta vivendo una delle pagine più tristi della sua lunga storia.

Il gruppo, fondato nel 1985, nel corso della sua carriera ha subito arresti, pressioni e torture di ogni genere; ultimamente anche la perdita di due suoi membri in seguito allo sciopero della fame che li ha portati via uno dopo l’altro senza che il mondo “democratico” facesse sentire a sufficienza la sua voce.

Formata da quattro amici dell’università di Marmara, è una delle più importanti e conosciute band di musica di protesta di tutta la Turchia, appartenente all’area socialista internazionalista e come tale perseguitata dal regime turco.

Durante i primi anni del loro esordio divennero famosi nei circuiti universitari per il loro attivismo politico a fianco dei movimenti del dissenso e di protesta contro il regime; la loro musica “folk di sinistra” era ispirata agli Inti Illimani.

A causa della continua pressione politica sia sui musicisti che sulla loro produzione musicale, il gruppo, negli anni, si è visto più volte costretto a cambiare la formazione, arrivando a contare fino a 50 membri che si sono succeduti nel tempo; negli ultimi anni si contavano oltre 20 musicisti attivi.

Nel 2002 due membri del gruppo, due donne (Selma Altin, cantante ed Ezgi Dilamn, violinista), vennero arrestate dalle forze di sicurezza e imprigionate a Istanbul; da subito furono torturate e percosse duramente, al punto che fu rotto il timpano alla cantante e spezzato il braccio alla violinista.

Con passare del tempo la pressione nei confronti del gruppo sembrava essere diminuita e gli Yorum cominciarono a riempire anche i grandi palchi della musica dal vivo a Istanbul, ma la cosa non durò per molto.

Nel 2016 il governo neo-ottomano guidato da Recep Tayyip Erdogan iniziò a inasprire e a vietare le esibizioni del gruppo in pubblico. Nel 2018 il loro Centro Culturale Idil a Okmeydani, in un quartiere centrale di Istanbul, fu oggetto di un raid della polizia, gli agenti distrussero strumenti musicali, libri e quaderni contenenti i testi delle loro canzoni, arrestando almeno 30 persone.

La band fu accusata di avere legami molto stretti con il Fronte di Liberazione Popolare (DHKP-C), movimento di ispirazione marxista leninista, dichiarato “organizzazione terrorista” dalla Turchia, dagli Stati Uniti e dall’UE.

Tra gli arrestati figuravano Helin Bölek, Ibrahim Gökcek e altri cinque membri del gruppo. In risposta e contro gli abusi e le violenze subite, alcuni membri hanno deciso di promuovere uno sciopero estremo della fame; chiedono la fine dei raid della polizia al Centro Culturale, l’annullamento del mandato di cattura nei confronti dei membri della band, la fine del divieto dei concerti in vigore da quattro anni a questa parte e la scarcerazione di tutti i componenti arrestati.

Purtroppo però, in seguito allo sciopero della fame messo in atto Helin Bölek, giovane e talentuosa cantante e attivista politica, muore dopo 288 giorni, il 3 aprile scorso, a soli 28 anni. Mustafa Kocak, pure lui 28enne, muore il 25 aprile scorso nelle carceri di T2 presso Izmir, dopo 297 giorni di sciopero; rifiutandosi di assumere cibo dal luglio dello scorso anno e chiedendo solo un giusto processo.

Ibrahim Gökcek, 39 anni e bassista della band, è morto nell’ospedale di Istanbul l’8 maggio, dopo 323 giorni di sciopero della fame. Verso la fine di febbraio affermava: “Mi hanno tolto il basso, ma per esprimermi uso il mio corpo come strumento”. Nella lettera di addio inviata al presidente del parlamento Europeo David Sassoli, aveva scritto: “Nelle nostre canzoni parliamo di minatori costretti a lavorare sottoterra, di lavoratori morti a causa di incidenti sul lavoro, di rivoluzionari uccisi sotto tortura, di abitanti di villaggi a cui hanno distrutto il loro ambiente naturale, di intellettuali bruciati, di case abbattute nei quartieri popolari, dell’oppressione del popolo curdo e di quelli che resistono; in Turchia parlare di tutto ciò è considerato terrorismo”.

Il gruppo Grup Yorum, nel corso della sua lunga attività ha pubblicato oltre 20 album e venduto due milioni di dischi, diventando uno dei gruppi con il maggior numero di vendite nella storia della Turchia. La band si è esibita in numerose tournée in diversi Paesi del mondo e ha scritto testi che raccontano di eventi cruciali della storia della Turchia, della resistenza al potere, delle lotte e dei soprusi subiti. Hanno suonato e intonato canzoni popolari dando voce a tutti gli sfruttati, a chi ha avuto il coraggio di scioperare, a chi perdeva i propri cari per mano della violenza dello Stato e alla resistenza popolare in genere.

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