In coda per la fame

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Zurigo-Ginevra andata e ritorno. Non si tratta però di un giro turistico nella bucolica campagna e fra vallate, altipiani e monti svizzeri con la mucca Carolina e le caprette che ti fanno ciao. Si tratta invece di una triste e attualissima coda nel quartiere della Langstrasse di Zurigo. In pieno centro e a pochi passi dalla stazione centrale e dalla pista di ghiaccio di Vernets a Ginevra, dove le code per un pasto caldo superano anche il chilometro. Di certo non per rispettare la distanza sociale.

Ma quanto mi sei cara?

Parliamo proprio delle due città ai primi posti fra le più care al mondo, seguite da Oslo, Copenhagen e New York. A due passi dall’esclusiva Bahnhofstrasse con le sue vetrine hi-tech e minimal addobbate tutto l’anno a festa e i cui negozi sono quelli con il costo degli affitti più elevato in Svizzera, con una media che si aggira intorno ai 8’500 CHF al metro quadrato. Ma com’è possibile? A pochi passi da tutto questo ben di Dio ogni giorno si consuma una piccola grande vergogna. Uno schiaffo alla socialità e un pugno nello stomaco a uno Stato che, secondo carta e scartoffie, non se la passerebbe mica poi così tanto male. Infatti secondo una statistica del 2017 sul tasso di grave deprivazione materiale delle persone occupate a livello europeo, la svizzera si piazza fra gli ultimi posti, prima di Finlandia, Svezia e Lussemburgo. Quindi siamo ricchi o no?

Aggiungi un posto in coda

No. Nel 2001 a Zurigo suor Ariane fonda “Incontro”. Un’associazione che inizialmente si prende cura di giovani e bambini e che da un paio d’anni, vista la grande necessità, si sta dedicando anche all’aiuto di strada per dare una mano a senzatetto, tossicodipendenti, migranti sans papiers e prostitute. Prima della pandemia distribuiva sui 70 pacchi con sostegni alimentari a settimana, mentre ad oggi, dopo il lockdown, sono 900 a Zurigo e 2600 a Ginevra. Le richieste aumentano sempre più e coloro che hanno bisogno di un sostegno attendono pazientemente in strada, anche per un’ora, il loro turno, pur di ricevere l’amaro pacco regalo che permetterà loro di sopravvivere per un’altra settimana.

Non è tutto oro quel che luccica

In Svizzera la povertà è in costante e allarmante crescita. E in Ticino va pure peggio. Secondo Caritas, nella Confederazione, le persone toccate dalla miseria nel 2017 erano 675’000, di cui il 10% vivevano in Ticino. Con un costante e continuo aumento a partire dal 2014 e con 60’000 persone colpite in più in un solo anno a livello nazionale. Sviluppo ancora più preoccupante se si pensa che la disoccupazione, nel dicembre 2019, era ai minimi storici con il 2,6%. Le persone con un basso reddito sono però costrette ad avere più impieghi per potersi guadagnare abbastanza da poter vivere. Inoltre sono 360’000 le persone sottooccupate che lo scorso anno avrebbero voluto aumentare il loro grado di occupazione. Infatti, con il 7,3%, il nostro è il più alto in Europa. E sono ovviamente le donne ad essere le più colpite, con un tasso triplo rispetto ai colleghi uomini.

Una minestra che scalda i cuori

L’associazione di suor Ariane non è però l’unica a operare in Svizzera. Al Nord della Alpi è molto antica la tradizione delle mense per i poveri dove, oltre a consumare un pasto caldo, si socializza e si combattono anche solitudine e disperazione. Esiste “l’Esercito della salvezza” con centri di accoglienza un po’ in tutto il territorio, la “Schweizer Tafel”, fondazione che distribuisce cibo ai senzatetto e ai centri sociali. “Il nostro compito più difficile – spiega Daniela Rondelli, direttrice di Schweizer Tafel, Table Suisse – è di fare capire alla gente che nella ricca Svizzera, la povertà esiste.” Inoltre la Rondelli sottolinea “quanto sia importante sensibilizzare la nostra società, che stigmatizza e tiene nascosta la povertà, condizione esistenziale fatta di emarginazione e solitudine, che tocca sempre più persone. Il 7,5% del totale della popolazione, 660’000 persone fra cui 100’000 bambini.

Tonnellate di solidarietà

Ogni anno in Svizzera finiscono nei rifiuti quasi tre milioni di tonnellate di generi alimentari perfettamente commestibili. Nel 2019 Table Suisse ha raccolto 3820 tonnellate di generi alimentari che ha ridistribuito gratuitamente grazie a ben 37 furgoni frigorifero a 500 istituzioni sociali in dodici regioni svizzere. Non è presente in Ticino e nel Grigioni, dove operano già il Tavolino magico che assicura la disponibilità di derrate alimentari ai meno abbienti, la mensa sociale Bethlehem di Fra Martino Dotta in collaborazione con le ACLI (Associazione cristiana lavoratori italiani) operativa sette giorni su sette e presente nella “casetta gialla” di Lugano in zona Resega. Durante il lockdown, l’associazione ha consegnato gratuitamente pasti d’asporto a domicilio. “Il coronavirus non toglie la fame ai bisognosi” ha fatto notare Fra Martino.

Balocchi e profumi solo per te

Insomma, nonostante una fetta importante della popolazione abbia dovuto far fronte a difficoltà economiche, anche nel 2018 il tenore di vita elvetico, stando alle statistiche, è stato fra i più alti d’Europa. Una beffa doppia, quella di essere poveri in uno dei Paesi più ricchi del mondo. In Svizzera il reddito medio disponibile è di 2,9 volte superiore a quello greco, 1,6 rispetto a quello italiano, 1,3 rispetto a quello francese e di 1,2 se paragonato a quello tedesco o austriaco. Eppure a Zurigo, nel quartiere della Langstrasse, ieri sera, come ogni sera da un po’ di tempo a questa parte, le persone in coda per un pasto caldo erano oltre 250. E ciò non fa onore a una mamma Elvezia profumata e ingioiellata, ma poco abituata a confrontarsi davvero con una povertà che aumenta a vista d’occhio e che, anche a voler distogliere lo sguardo, è davvero lì da vedere.

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