Italia: stop clandestinità per i braccianti agricoli?

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Primo focolaio europeo di Covid 19, l’Italia sta pagando un pesante tributo alla pandemia per quanto riguarda il crollo della sua economia. Il settore agricolo fa anche le spese del lungo stallo ed è più che mai urgente l’arrivo di manodopera per la raccolta dei pomodori, in particolar modo in Puglia. A Roma si sta discutendo in queste ore di un accordo che regolarizzi la situazione dei braccianti stranieri.

Dapprima gli albanesi poi gli africani

Durante decenni, per raggiungere il Salento in auto – terra natale di mio marito dove ci recavamo ogni estate per ricongiungerci con la sua famiglia – attraversavamo lo sconfinato “Tavoliere delle Puglie”, i suoi sterminati campi agricoli e i suoi vasti uliveti. Per tanti anni, chini a raccogliere i pomodori, vedevamo soltanto i contadini locali. A partire dagli anni Novanta con la prima ondata migratoria in provenienza dall’Albania, i lavoratori indigeni cedettero il posto ai braccianti giunti dall’altra parte dell’Adriatico. La differenza, tutto sommato, si notava ben poco … bianchi i primi, bianchi i secondi. Te ne accorgevi soltanto se facevi sosta ai bordi di una strada secondaria per comprare una cassa di pomodori freschi e scambiavi due chiacchieri con il bracciante che te la vendeva e che parlava l’italiano con un accento dell’Est.

Sfruttati in condizioni disumane

I primi operai agricoli di colore, ebbi modo di vederli sin dall’inizio del 2000 e contrariamente a quanto era successo con i profughi albanesi, non furono accolti altrettanto bene o perlomeno non si integrarono nello stesso modo. Forse per difficoltà linguistiche che gli albanesi non avevano avuto – la maggior parte di loro arrivavano in Puglia sapendo già l’italiano imparato guardando la televisione – o forse per il fatto che dall’Africa non arrivavano famiglie, bensì quasi soltanto ragazzi giovani e soli. Si seppe poi dalla stampa che la maggior parte di loro veniva costretta a lavorare fino a 15 ore al giorno, in condizioni disumane, per stipendi di miseria e ovviamente senza essere dichiarati. Non furono pochi i tragici episodi di braccianti ritrovati morti, chi di stenti, chi addirittura uccisi dal proprietario che li sfruttava soltanto perché avevano provato a ribellarsi. Una situazione, a dirla tutta, che ricorda anche quella dei lavoratori agricoli magrebini occupati alle raccolte delle arance nelle campagne andaluse.

Un accordo per la loro regolarizzazione

Ora e per via dell’emergenza venuta a crearsi dalla pandemia, i braccianti-migranti potrebbero finalmente vedere regolarizzare la loro situazione. La ministra italiana delle Politiche agricole Teresa Bellanova, lei stessa pugliese e di umili origini contadine, ritiene “essenziale un accordo di regolarizzazione dei migranti per il rilancio dell’economia italiana ed agricola in generale.”

Ribadiva però il Sottosegretario alle Politiche agricole, il parlamentare del Movimento Cinque Stelle, anch’egli pugliese, Giuseppe L’Abbate che dichiara: “Dare l’opportunità a chi è entrato in maniera regolare in Italia in passato, per prestare la propria opera in agricoltura, e che si trova ora ai margini della società, magari lavorando in nero. È su questo che la regolarizzazione dei migranti deve concentrarsi senza sconfinare in sanatorie che nulla hanno a che vedere con la problematica che stiamo vivendo in questo momento”.

Il M5S contrario ad una sanatoria “tout court”

Giuseppe L’Abate ricordava che “sono circa 300mila i lavoratori stagionali stranieri che ogni anni giungono in Italia e che oggi non possono farlo per via della pandemia in corso nonostante”, aggiunge, “i cosiddetti corridoi verdi promossi dall’UE” … Stando al ministro pentastellato, una sanatoria “tout court creerebbe storture sul mercato del lavoro a totale danno dei lavoratori attualmente regolari, come sostenuto dai sindacati, e diverrebbe un incredibile ‘scudo alle malefatte’ che rappresenterebbe un vero e proprio schiaffo agli imprenditori agricoli onesti che, fortunatamente, sono la maggior parte nel nostro Paese.” 

La resistenza del Movimento 5 Stelle sui termini del difficile accordo in discussione in questi giorni a Roma rischiava di fare slittare la conclusione dello stesso che prevede un permesso di soggiorno temporaneo, della probabile durata di sei mesi e ciò soltanto a condizione che il bracciante disponga di un contratto di lavoro e a patto che abbia già lavorato in agricoltura nel passato. Questa sanatoria potrebbe quindi coinvolgere 500mila stranieri irregolari e risolverebbe la mancanza attuale di manodopera. Infatti il tentativo di arruolare, per lavorare nei campi di pomodoro ed altri, disoccupati e percettori del reddito di cittadinanza, si è rivelato vano in assenza dell’introduzione di un sistema di regole. Il permesso di soggiorno temporaneo caldeggiato invece da Teresa Bellanova coinvolgerebbe non meno di 600 mila braccianti agricoli ed è appoggiato dal Ministro dell’Interno Luciana Lamorgese.

L’accordo è stato infine raggiunto nella notte, con l’esclusione di ogni “scudo penale” per chi favoreggia il caporalato. Ora bisogna aspettare l’esito della riunione del Consiglio dei Ministri italiano per sapere i dettagli sull’esame del decreto e l’entrata in vigore che darà finalmente un volto al mondo sommerso della clandestinità dei braccianti agricoli e permettendo loro la vita dignitosa alla quale hanno diritto.

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